La battaglia di Lepanto e la Città di Messina

Lunedì 7 ottobre si celebra l’evento della battaglia di Lepanto. In questa giornata, nell’anno 1571, accadde lo scontro vittorioso navale contro la flotta musulmana dell’impero ottomano da parte della flotta cristiana composta dalla Repubblica di Venezia, del Regno di Napoli e il Regno di Sicilia, lo Stato Pontificio, la Repubblica di Genova, dei Cavalieri di Malta, il Ducato di Savoia, il Granducato di Toscana, il Ducato di Urbino, della Repubblica di Lucca, del Ducato di Ferrara e del Ducato di Mantova. Il posto di partenza per questo decisivo scontro navale fu la Città di Messina. Al centro del Mediterraneo, sulla costa orientale della Sicilia che nasce tra il mare e le appendici dei monti Peloritani, si individuò il posto strategico da dove, il 16 settembre del 1571, la flotta della Lega salpò per affrontare la potenza navale ottomana. La flotta cristiana fu sotto la guida di Don Giovanni d’Austria, il figlio naturale dell’imperatore Carlo V. Don Giovanni arrivò a Messina il 23 agosto del 1571. Fu accolto a Messina! Tutti lo acclamarono come l’eroe della flotta cristiana contro i nemici Turchi. Infatti, tutte le navi alla fonda uscivano dal porto per incontrarlo e accompagnarlo a terra con gli spari segni di un grandissimo e calorosissimo omaggio.

Incoraggiati e sostenuti dall’amore e cura dei messinesi la grande flotta salpò per affrontare la flotta nemica, temutissima. Scriveva San Bernardo abate (1090-1153) in uno dei suoi discorsi:Se egli non fosse venuto in mezzo a noi, che idea si sarebbe potuto fare di Dio l’uomo, se non quella di un idolo, frutto di fantasia?”. Ebbene, queste santissime parole dal monaco, abate e teologo francese dell’ordine cistercense, ben iscritte nell’anima, corpo e mente dei combattenti valorosi fecero davvero dei miracoli. Sollevati dalla forza di testimoniare la potenza della Croce, il simbolo perennemente vittorioso contro il male, la flotta cristiana affrontò con grandissimo coraggio i Turchi nel Golfo di Lepanto e gli fece a pezzi durante una grandissima battaglia navale. Fu il 7 ottobre, la grande festa della Beata Vergine Maria del Rosario. La corona del Rosario schiacciò ogni tentato attacco da parte del nemico pericoloso.

Questa splendida vittoria del cristianesimo ci fa ricordare le parole che troviamo nell’inno di questa grandissima festa dedicata alla Beata Vergine Maria del Rosario:In te misericordia, in te pietate, in te magnificenza, in te s’aduna quantunque in creatura è di bontate”. Questa indimenticabile storia ci fa ricordare la forza potentissima della preghiera del Rosario, che è meravigliosamente espressa nelle parole di San Giovanni Paolo II quando scrisse nella sua lettera apostolica dedicata al santo Rosario, Rosarium Virginis Mariae: “A questa preghiera, la Chiesa ha riconosciuto sempre una particolare efficacia, affidando ad essa, alla sua recita corale, alla sua pratica costante, le cause più difficili. In momenti in cui la cristianità stessa era minacciata, fu alla forza di questa preghiera che si attribuì lo scampato pericolo e la Vergine del Rosario fu salutata come propiziatrice della salvezza” (nro.39).

Ogni anno, al Porto di Messina, si celebra questa grande vittoria con una magnifica rievocazione storica dell’evento. Le barche di guerra, gli attori principali, i figuranti tra sbandieratori, i musici con i loro tamburi ci regalano di nuovo la forza morale della preghiera che guidò la flotta cristiana per ottenere un trionfo mai conosciuto prima nella storia, proprio nel contesto di questo scontro tra vita e morte. Come scrive lo storico Alberto Leoni: “Per questo, dunque, era così importante che tutti gli appartenenti alla flotta cristiana coltivassero la propria fede nella preghiera e nella pietà reciproca”. Quindi, Don Giovanni, diede ordine di impiccare i bestemmiatori e coloro che scatenavano risse, in modo da avere decine di migliaia di uomini animati da un solo ideale. Come si è detto già prima, i Cavalieri di Malta facevano parte di questa grandissima flotta che sconfisse i Turchi a Lepanto. Questo significa e accentua la relazione storica tra Malta e Messina. Un segno forte di questo legame storicamente forte tra i due luoghi, nel centro del Mediterraneo, fu il mitico pittore italiano Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571-1610). Interessantissimo il fatto che Caravaggio nacque esattamente nello stesso anno del conflitto di Lepanto, cioè il 29 settembre 1571.

Quando alla fine di agosto 1608, Caravaggio fu arrestato e imprigionato, probabilmente a causa di un’altra rissa, questa volta con un cavaliere aristocratico, durante il quale la porta di una casa fu malconcia e il cavaliere gravemente ferito, il pittore fu imprigionato dai Cavalieri a La Valletta. Riuscì a fuggire e giunse Messina con l’aiuto del suo vecchio amico Mario Minniti. A Messina, fu insignito un prezzo triplicato che aveva ottenuto a Roma, da un ricco mercante di nome Giovan Battista de’ Lazzari. Ispirato dal cognome del suo patrono, Caravaggio iniziò a dipingere una pala d’altare per la cappella di famiglia chiamata ‘L’innalzamento di Lazzaro’. Il prodotto finale era cupo e scuro come lo stato d’animo dell’artista in quei giorni. Il novanta per cento della tela è nera; l’oscurità della morte da cui sarebbe risorto Lazzaro.

Caravaggio stesso non sarebbe così fortunato. Una leggenda suggerisce che come modello per la sua pittura Caravaggio aveva chiesto ad alcuni operai di scavare un cadavere che era già nelle fasi iniziali della sua decomposizione. Ovviamente, questo sacrilegio non andò bene tra i dirigenti cattolici locali. Fu, infatti, in questo periodo che Caravaggio entrò in una chiesa di Messina, accompagnato da alcuni sacerdoti locali desiderosi di salvare la sua povera anima. Gli offrirono una ciotola d’acqua. “A cosa serve questo? – Caravaggio chiese con impazienza –. È acqua santa – rispose l’umile frate –. È per purificarti dai tuoi peccati veniali”. Caravaggio lo sventolò e gli disse: “Allora non mi serve. Tutti i miei peccati sono mortali”. Caravaggio dipinse un’altra grande pala d’altare a Messina prima di ripartire sul sentiero fuggitivo. Oggi, sia ‘La risurrezione di Lazzaro’ che ‘L’Adorazione dei Pastori’ possono essere visti a Messina al Museo Regionale. Il ruolo di Messina in questa intricata vicenda della famosa battaglia di Lepanto è militare, spirituale e anche artistico. Come grande Città, Messina apre verso il mondo ma, prima di tutto, apre per la sua terra consorella tanto amata e rispettata da lei, Malta!

di Fra Mario Attard

Print Friendly, PDF & Email

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*