Nel guazzabuglio mondiale provocato da Trump brilla l’attivismo di Di Maio

Grottesco o velleitario che sia, brilla confusamente l’attivismo quanto meno in ritardo del nostro ministro degli Esteri. Dà lezioni al presidente del Consiglio sulla questione libica sempre più complicata specie dopo il ferimento di soldati turchi che potranno provocare le reazioni imprevedibili di Erdogan aspirante sultano dell’area anche se in condominio con Putin. Certo non si può incolpare Di Maio del gesto criminale del presidente americano, causa diretta di questo inquietante caos su scala planetaria. Anche la Casa Bianca sembra rendersene conto, più attenta alle preoccupazioni dei vertici militari e dell’opinione pubblica dopo che a Trump sono stati ridotti i poteri in materia di uso della forza. Ma Trump, oltre che irresponsabile, si muove come un vecchio ‘volpone’. Promette che non vuole la guerra, ma se gli iraniani assumeranno azioni di vendetta e rivincita, la risposta Usa sarà immediata e terribile.

È, in fondo, la vecchia logica del bue che dice cornuto all’asino. Conseguenza di crescente tensione nelle aree già in fibrillazione ai confini dell’epicentro della crisi. A cominciare dalle conseguenze immaginabili dopo la strage per l’abbattimento dell’aereo ucraino attribuito ormai quasi sicuramente a responsabilità o errore dell’Iran. Tuttavia, si tende a minimizzare le reazioni un po’da parte di tutti. Sono del resto tragedie che si ripetono: sappiamo bene come per la strage di Ustica per la quale da Cossiga in giù non si riuscì mai a sapere qualcosa di chiaro e definitivo. Né sappiamo qualcosa di chiaro sul nostro atteggiamento nei confronti della Libia attuale. Di Maio ne ha parlato a lungo col presidente del Consiglio che ha difeso a spada tratta dopo la figuraccia non solo protocollare con Tripoli irritata per la scelta del governo italiano di dare uguale rilievo al generale della Cirenaica appoggiato dalla Francia e al tempo stesso al presidente di Tripoli riconosciuto dalla comunità internazionale e fresco di accordo politico e militare con il sultano turco.

Si tratta di un pericoloso pasticcio specie per l’Italia, ma anche dell’Europa alle prese, tra l’altro, con l’enorme questione dei migranti che potrebbero essere trattati come esca o carta di ricatto all’Europa che già paga una enorme quantità di euro per il blocco in Siria. Non si capisce perché il nostro ministro degli Esteri si sia sfilato all’ultimo dal firmare insieme agli altri ministri europei la dichiarazione comune. A meno che non si illuda di potete ricevere una convocazione straordinaria da Trump per affrontare la questione. Fantapolitica e inappropriata ipotesi di giornalisti malefici che dice, però, dell’isolamento dell’Italia e dell’attuale irrilevanza del nostro Paese in un contesto internazionale in tumultuoso mutamento.

di Nuccio Fava

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