Don Sebastiano Cristaudo: “Per dieci giorni racconti e storie sui social”

Don Sebastiano Cristaudo, in occasione dell’emergenza del Coronavirus, ha deciso di adottare una modalità per restituire creatività e freschezza: come nel Decameron, ha invitato tutti per dieci giorni a inserire i loro racconti o le loro storie sui social. Don Sebastiano, un giovane diacono traseunte, ha vinto numerosi concorsi di letteratura, e, attualmente, studia teologia presso lo Studio teologico San Paolo, con la licenza in spiritualità; si occupa, presso la Diocesi di Caltagirone, del ministero pastorale per le famiglie della Chiesa Del Sacro Cuore. Così, ci ha detto Don Sebastiano: “Sono giorni davvero difficili quelli che stiamo vivendo, giorni di sofferenza e paura, ma anche in questi momenti si può trovare speranza e far diventare il tempo un’occasione per creare qualcosa”. Ed è questo quello che ha fatto don Sebastiano Cristaudo, il quale ha ideato un Decameron Siciliano, o meglio il Deci jorni, come lo ha intitolato lui. Ha coinvolto altre nove persone e ha creato un gruppo Facebook e uno WhatsApp, in cui ogni giorno i sette uomini e le tre donne pubblicano un contributo artistico, seguendo il tema dato dal re o dalla regina del dì.

Ognuno si esprime con la forma artistica che è più vicina alla propria sensibilità. Con prosimetri, racconti brevi, monologhi, poesie, riflessioni, foto, disegni, i dieci amici dei Deci jorni, partendo dal celebre Decameron di Boccaccio, stanno donando messaggi di speranza e spunti di riflessione alla gente che vive questo momento difficile. Sono tanti i commenti e i feedback dei lettori i quali si sentono coinvolti, travolti e stravolti dai contributi giornalieri. “Questa – afferma don Sebastiano – è un’occasione che permette di parlare con il linguaggio artistico più congeniale alla personalità di ognuno ed esprimere ciò che alberga nei nostri cuori, ma è un’occasione anche per chi legge e vede i nostri lavori, a cui doniamo un’oasi, un rifugio per superare questo momento. Come direbbe Boccaccio e come scrivo io nell’incipit del nostro deci jorni sicilianu, ‘umana cosa è avere compassione degli afflitti’ e in questo momento lo siamo tutti”.

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