Una curiosità rivelata da Ludovico Perroni Grande: Messina e le reliquie dantesche

Nel 2021, tante le celebrazioni per ricordare il settimo centenario della morte di Dante, ma anche un momento per soffermarsi su alcuni aspetti della vita e delle opere del divin poeta. A Messina, presso la Biblioteca Regionale Giacomo Longo, ha riscosso un grande successo di pubblico la mostra libraria e documentaria sulle preziose edizioni della ‘Divina Commedia’ in siciliano, con l’esposizione della versione nella ‘parlata missinisa’ di Tommaso Cannizzaro. Moltissimi internauti hanno potuto, tramite la pagina Facebook dell’istituto, visionare la mostra, ammirando manoscritti inediti e le pubblicazioni stampate a Messina tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento su Dante. Infatti e proprio in quel periodo, nella provincia di Messina, esisteva un fiorire di studi sulla ‘Divina Commedia’ e su tutte le opere minori di Dante. Tra i tanti studiosi del tempo, non possiamo non ricordare Ludovico Perroni, un esperto dantofilo, autore di saggi e pubblicazioni, che fu, tra l’altro, preside del regio Istituto Magistrale Felice Bisazza di Messina. La Biblioteca Regionale custodisce nei suoi magazzini moltissime sue opere, che andrebbero studiate e valorizzate perché piene di spunti originali e curiosità per ricostruire l’ambiente culturale del tempo.

In un suo scritto, ad esempio, rivela particolari inediti sugli avvenimenti succeduti nel 1865 quando si celebrò il sesto centenario della nascita di Dante Alighieri. Lo scrittore riporta che quando venne abbattuto un muro esterno della cappella di Braccioforte a Ravenna, furono rinvenuti i resti mortali del poeta, che solo in parte furono restituiti al municipio ravennate. Polvere dei poveri resti e schegge delle ossa del divin poeta furono distribuite, tra gli altri a re Vittorio Emanuele 2, a ministri, al municipio di Firenze e al barone Giuseppe Natoli. Quest’ultimo, professore di diritto nell’ateneo messinese, deputato al parlamento, portò la reliquia nella città dello Stretto per affidarla al municipio, ma ammalatosi di colera, morì nel 1867, senza poter attuare il suo proposito. Anche suo figlio Giacomo non riuscì nell’intento. Anzi, il Perroni Grande riporta che qualcuno tentò di vendere quei resti per mille lire a uno speculatore. Si trattava di una cartella sulla cui copertina si leggeva: “Sacra Polvere delle ossa di Dante Alighieri”, contrassegnate dalle firme e i bolli di Enrico Pazzi, Luigi Paganucci, G.B. Giuliani, dott. Saturnino Malagola fu Francesco, notaro residente in Ravenna. Dopo il sisma del 1908, se ne persero le tracce.

di Pina Asta

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