Dal Taccuino di Nuccio Fava: Anche l’esperienza di Romiti meriterebbe una riflessione approfondita

Raramente, capita che due personalità così rilevanti per la vita di un Paese e per ragioni diverse e ruoli differenti svolti, hanno, comunque, espresso linee di rinnovamento e di sviluppo per la modernizzazione dell’Italia e la sua non marginalizzazione dal contesto europeo e mondiale in rapido mutamento. Di Draghi, abbiamo ammirato la lucida analisi all’inaugurazione a Rimini dell’incontro annuale di Comunione e Liberazione secondo temi già in gran parte espressi alla Cattolica di Milano in occasione del conferimento della laurea honoris causa. Cesare Romiti è stato un’espressione ininterrotta di impegno per il rinnovamento del paese tanto come grande manager dell’IRI e ascoltato consulente di Cuccia a Mediobanca, quanto nel ruolo di amministratore della FIAT ai tempi della presidenza dell’avvocato Agnelli. Anche dopo, Romiti è stato, dinamicamente, attivo nella società italiana con la presidenza del Corriere della sera e, da ultimo, come presidente dell’Associazione Italia-Cina anticipando di gran lunga gli entusiasmi tardivi e in parte improvvisati verso Pechino. Alla lungimiranza di Romiti, va ascritto il confronto vivacissimo, ma non infruttuoso con Luciano Lama e un certo estremismo sindacale sfociato nell’occupazione degli stabilimenti di Torino dove si era recato lo stesso Berlinguer a tenere un comizio a sostegno dell’occupazione.

Scelta discutibilissima che provocò la storica marcia dei 40.000, che causò la fine dello sciopero con la ripresa delle trattative e maggiore ragionevolezza nelle relazioni sindacali. La stagione era del resto una brutta stagione con ripetuti tentativi di infiltrazioni e non solo del terrorismo nelle fabbriche e l’assassinio di magistrati, professori universitari ed esponenti del mondo dell’impresa. Anche in questa stagione difficile, Romiti svolse una funzione discreta e positiva, con inevitabili incertezze ed errori, ma, complessivamente, utile a migliorare le condizioni della convivenza. Si torna a ricordare le riserve di Romiti sui tempi e sui modi dell’adesione dell’Italia alla moneta unica, obiezioni che lo stesso Mario Monti ha riconosciuto plausibili e non infondate, nonostante il presidente della Bocconi e senatore a vita Mario Monti ribadisca la sua condivisione della scelta compiuta da Prodi e Ciampi. Personalmente, ho incontrato più volte Romiti per ragioni professionali, più spesso ai concerti dell’Auditorium di Roma come spettatore qualunque, attento e competente.

L’ultima volta, a un convegno di Italia-Cina presso l’Antoniano di Roma. Alla troupe, scadeva il tempo e inviai un biglietto a Romiti chiedendogli di lasciare, brevemente, il tavolo per parlare dell’iniziativa. Mi rispose subito che non poteva lasciare il tavolo della presidenza e che dovevo aspettare la fine del convegno. Se si fosse trattato di un normale politico o anche di un ministro, l’intervista l’avrei sicuramente ottenuta subito. Ecco, Romiti sapeva resistere a queste banali tentazioni e si muoveva di sicuro su un terreno più alto. Per questo, non ho resistito alla tentazione di ricordarlo dopo le idee e le indicazioni di alto profilo offerte ieri da Mario Draghi. Mi sembrano ‘pensieri lunghi’ – come si diceva una volta – non superficialità e propaganda di cui il Paese non ha assolutamente bisogno.

di Nuccio Fava

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