Dal Taccuino di Nuccio Fava: Paralimpiadi, lo sport che fa ben sperare

Nel settembre di sessanta anni fa, si svolgevano a Roma i Giochi paralimpici, i primi nella storia. Una cerimonia per ricordare l’avvenimento precursore, che si è svolta nella Città eterna. Mi provoca tanta nostalgia l’anniversario dei 60 anni dei Giochi paralimpici che proprio a Roma ebbero il loro inizio. Fu subito un evento eccezionale e anche una via di riscatto per milioni e milioni di ragazzi in tutto il mondo, impegnati a potersi misurare con le proprie difficoltà e impostare il confronto con altri pari concorrenti. Non solo confrontandosi con gli handicap del proprio fisico, ma costituire un esempio per tanti altri giovani nelle loro analoghe condizioni stimolandoli a intraprendere percorsi analoghi, affrontare esercizi e prove non comuni finalizzati non solo al risultato sportivo, pur importante, ma anche a una crescita umana e del carattere. In questo senso, anche il gareggiare e mettersi alla prova con altri pari concorrenti rappresenta una evidente dimensione della esistenza e del percorso della vita giorno per giorno con le sue difficoltà e problemi. Si può ben dire, perciò, dopo 60 anni dei Giochi di Roma, che il movimento paralimpico non solo si è diffuso straordinariamente, ma è diventato positivamente esemplare a cominciare dal mondo della scuola, per tutti quei giovani alla ricerca di sicurezza e identità. Difficile trascurare, poi, l’effetto moltiplicatore di un beneficio non solo fisico per tanti atleti paralimpici, tali a causa di incidente di vario tipo e di differente gravità, da quelli stradali a quelli sul lavoro a quelli sulla carrozzella e al salto con un arto menomato. La loro prestazione vale a spingere alla pratica sportiva molti altri giovani alle prese con problemi analoghi, serve a testimoniare a tutti la possibilità di impiegare il proprio tempo ed energie ad attività più utili a sé e agli altri per contribuire a far maturare un senso di comunità troppo assente nelle nostre Città e nelle nostre periferie.

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