‘La Cina è vicina’: A 60 anni dal primo allunaggio, si prepara per organizzare, entro il 2030, missioni lunari con equipaggi

Anche la Cina, dopo gli Stati Uniti, si cimenta in un’impresa che ha il sapore di una narrazione fantastica che ha come fine ultimo il ritorno dell’uomo sulla Luna dopo 60 anni dall’allunaggio statunitense. La missione Chang’e 5 – che prende il nome dalla dea della Luna presente nelle mitologie cinesi –, cominciata da poco, ha l’obiettivo finale di prelevare rocce lunari e portarle sulla Terra entro la fine dell’anno per farne uno studio propedeutico al ritorno dell’uomo sul suolo lunare. La Cina non è nuova a simili imprese perché già ha condotto una prima fase di esperimenti tra il 2007 e il 2010 per il raggiungimento e il corretto inserimento nell’orbita lunare con le missioni Chang’e 1 e 2, seguiti, tra il 2013 e il 2019, dalle missioni Chang’e 3 e 4, con l’obiettivo di sperimentare e testare robot automatici, i famosi rover, per esplorare il suolo del satellite. Con la fase 5, appena iniziata, si vogliono raggiungere livelli più alti: raccogliere campioni di materiale lunare, che non viene raccolto dal 1976, anno in cui fu compiuta la missione robotica sovietica Luna 24, allo scopo di scoprire e approfondire gli studi sul suolo della Luna, sperimentare, nel contempo, tecniche e tecnologie più avanzate in previsione di una missione sulla Luna con esseri umani Chang’e 5, è partita lunedì 23 novembre, alle ore 21.30 (ora italiana), dal Wenchang Space Launch Center, nella Provincia di Hainan, con un carico di circa 8,2 tonnellate.

Per portare una massa così grande oltre l’atmosfera terrestre è stato impiegato il razzo, Lunga Marcia 5 – il più potente sviluppato dalla Cina – che ha spinto oltre l’atmosfera terrestre ben 4 diversi moduli spaziali. Di questi, due resteranno in orbita, altri due toccheranno la superficie. Uno dei quattro elementi è un modulo di servizio che si occupa di trasportare i propri compagni di viaggio verso la meta. Dopo l’ingresso nell’orbita lunare, due robot, un lander – che raccoglierà i campioni – e un modulo di ascensione per il ritorno, collegati tra loro, si staccheranno per iniziare la discesa controllata sulla Luna. Il lander, progettato per atterrare su un mondo diverso dal nostro, non ha la possibilità di spostarsi dal punto di atterraggio. Lì dovrà prelevare circa tre chilogrammi di rocce e polveri lunari e deporle nel veicolo assieme al quale è arrivato sulla Luna. Il modulo di ascesa, dopo essersi riunito con il resto della strumentazione rimasta in orbita intorno alla Luna, trasferirà il proprio carico in una capsula, capace di resistere alle sollecitazioni nell’atmosfera terrestre. Dopo avere inserito il carico in una capsula, il modulo di ascesa, quello di servizio e la capsula inizieranno il loro viaggio di ritorno verso la Terra. Successivamente, in prossimità della Terra, la capsula si separerà dai suoi due compagni di viaggio e inizierà il rientro nell’atmosfera, portando con sé le rocce lunari. L’area scelta per l’atterraggio – che avverrà, presumibilmente, intorno a metà dicembre – sarà l’Oceanus Procellarum, un mare vulcanico già esplorato anche dalle missioni della Nasa. È importante il rispetto dei tempi, per evitare che quell’aria finisca in ombra con temperature fino a -130C che renderebbero difficoltoso l’atterraggio. Se la missione si concluderà con successo, la Cina potrà vantarsi di rientrare nella storia come il terzo Paese che ha portato campioni lunari sul nostro pianeta.

di Sergio Lanfranchi

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