La sindrome del tunnel carpale

La sindrome del tunnel carpale è una compressione del nervo mediano che passa in un restringimento anatomico a livello polso e garantisce la sensibilità a pollice, indice, medio e alla parte radiale dell’anulare, nonché forza alla muscolatura opponente, che si trova alla base del pollice e permette un’adeguata presa degli oggetti. “Si tratta di una patologia che colpisce, principalmente, le donne e che può venir favorita da determinate condizioni o malattie. Sono, infatti, più portati a sviluppare la sindrome del tunnel carpale pazienti affetti da diabete, pazienti in dialisi o donne in menopausa”, spiega la dottoressa Laura Frontero, Chirurgo della mano in Humanitas.

Sindrome del tunnel carpale: come riconoscerla?

I sintomi con cui si manifesta, tipicamente, la sindrome del tunnel carpale sono il formicolio alle prime tre dita della mano e la perdita di forza nella presa. Spesso, i pazienti riferiscono di avvertire questo formicolio, in particolar modo, di notte o al mattino al momento del risveglio. Questa sensazione è dovuta, tra gli altri fattori, anche a una particolare distribuzione dei liquidi: se di giorno, quando ci si trova piedi o seduti, i liquidi sono portati dalla gravità verso il basso, di notte da sdraiati, invece, si ridistribuiscono anche agli arti superiori, provocando un aumento dei sintomi”, continua laspecialista. “Per fare una diagnosi corretta e stadiare la patologia è necessario che il paziente si sottoponga a un’analisi, l’elettromiografia e l’elettroneurografia, che serve a valutare la velocità con cui il nervo trasmette gli impulsi. Per fare un esempio pratico: se riscontriamo una determinata velocità del nervo prima del polso e un rallentamento dopo il polso, possiamo supporre che ci sia qualcosa che lo blocca”.

Come intervenire in caso di sindrome del tunnel carpale?

Nella maggior parte dei casi, per risolvere la sindrome del tunnel carpale si ricorre alla chirurgia. Si tratta di un intervento per via endoscopica: viene effettuato un piccolo taglio di circa un centimetro a livello del polso, che permette al chirurgo di entrare nel canale con uno strumento grande all’incirca come una penna a sfera. Questo strumento presenta all’estremità una videocamera e una lama, cosicché il chirurgo – supportato dalle immagini trasmesse – può tagliare il ‘tetto’ del canale dove passa il nervo. È un intervento molto breve e che non supera i cinque minuti, e anche la ripresa per il paziente è rapida. La medicazione, infatti, consiste in un bendaggio che dovrà essere portato per una quindicina di giorni, senza, però, che questo comprometta l’utilizzo della mano che può essere usata fin da subito, sia per movimenti più semplici sia per altri più complessi, come per esempio la guida di una macchina. Da questo punto di vista, il paziente è completamente autonomo”, conclude la dottoressa Frontero. (Humanitas.it)

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