Angelo Paino, il ‘Muratore’ di Cristo

Ho letto la biografia appassionata e apologetica del grande arcivescovo, mons. Paino, di Alfonso Sorrenti, mio indimenticabile amico, e mi ha tanto colpito un capitolo sull’odioso arresto del grande arcivescovo da parte degli anglo-americani. Il 17 agosto del 1943 – scrive l’amico –, lo stesso giorno dell’occupazione di Messina, l’arcivescovo fu arrestato a Rometta, dove si trovava ospite del suo inseparabile segretario particolare, mons. Antonino Barbaro, da parte di due antifascisti e collaboratori dei servizi segreti degli ‘Alleati’. Portato a Messina, fu rinchiuso, per 2 mesi, in una stanza del seminario di Giostra, piantonato e guardato a vista, notte e giorno, dalle sentinelle americane. La colpa dell’arcivescovo era di essere amico del duce e quelli furono due mesi umilianti e terribili! Il grande presule soffrì pene inaudite che, per la sua forte fibra e per la sua grande fede, riuscì a sopportare e superare. Quell’umiliante e vergognosa prigionia gli causò, per lo stato d’ansia, una lunga e fastidiosa malattia cutanea di natura itterica che se la portò fino alla fine dei suoi giorni. In una lettera pastorale del 1945, difatti, puntualizza il suo stato d’animo: “Noi abbiamo vissuto e viviamo con voi le ore angosciose della tragedia della nostra nobilissima città… Bisogna, ora, nel generale marasma e nel disorientamento delle intelligenze e delle volontà, ricostruire, tenacemente ricostruire, presto ricostruire! La ricostruzione deve iniziare dai valori dello spirito! Bisogna restaurare e ricostruire in Cristo!”. Dopo la liberazione, dovette subire gli attacchi e le accuse provenienti anche dal mondo ecclesiastico. Si accusava di essere stato più costruttore che pastore. A quest’accusa, lui rispondeva: “Io non ho costruito palazzi, villini, edifici profani, ma ho costruito chiese, case canoniche, asili, orfanotrofi, seminari, istituti teologici, ricoveri per vecchi e ammalati… Non ho mai trascurato la parte religiosa”. Il regime liberal-massonico aveva deliberato: “Una sola chiesa, a Messina, basta”. E l’arcivescovo ne fece, invece, costruire ben 152. Fu, veramente, un grande principe della chiesa: egli fu il ‘Muratore di Cristo’.

di Alfonso Saya

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