Il povero Nicodemo

Uno dei caratteri più misteriosi del vangelo di Giovanni è, sicuramente, Nicodemo. Ma chi è veramente questo Nicodemo? Che importanza ha nel quarto vangelo? Nicodemo – il cui nome significa ‘vittoria del popolo o vincitore del popolo o vincitore fra il popolo’ – è un carattere particolare nella teologia giovannea. Egli è un fariseo, dunque, uno dei capi degli Ebrei e un insegnante di Israele. Nonostante la sua preparazione nella Bibbia ebraica, Nicodemo si interessa a Gesù. E, per non causare scandalo tra i suoi, fa delle visite segrete a Gesù. Infatti, Giovanni ci dà uno splendido racconto della discussione di Gesù e questo grande gentiluomo saggio e notturno. Alcuni sono molto duri con Nicodemo perché andò a trovare Gesù durante la notte. Ma, secondo me, io vedo la saggezza di questo prudentissimo Nicodemo. “Sì! Venne di notte a Gesù” (Giov 3,2). “E indirizza Gesù con la parola Rabbi” (Giov 3,2), che significa maestro. Nicodemo è sincero perché dice a Gesù quello che lo turba personalmente e anche il suo popolo. Loro sanno che Gesù è speciale perché è da Dio. “Rabbì, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi miracoli che tu fai, se Dio non è con lui” (Giov 3,2). “Davanti a questa sincerità del cuore Gesù lo da questa sfida: In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio” (Giov 3,3). È chiaro che Gesù lo parla nel linguaggio del regno di Dio, un linguaggio assai superiore a quello che si usa negli ambiti di quelli che non credono ancora che Gesù è il Figlio di Dio. Nicodemo dialoga con Gesù con la massima sincerità: “Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?” (Giov 3,4). “Davanti a questa domanda razionalmente valida Gesù porta Nicodemo alla realtà dello Spirito. E, questo Spirito, lo Spirito di Dio, soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va” (Giov 3,8).

Il sincero Nicodemo, che ancora doveva ricevere lo Spirito Santo, giustamente domanda:“Come possono avvenire queste cose?” (Giov 3,9). Nella risposta di Gesù, praticamente solo Lui lo poteva rispondere a quella domanda fatta dal dottore d’Israele. Infatti lo fa dicendo: “Nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo: il Figlio dell’uomo” (Giov 3,13). “E poi Gesù prende la discussione nelle sue mani dicendo che tramite lui, come il Figlio dell’uomo (Giov 3,14), chiunque crede in lui abbia vita eterna” (Giov 3,15). “Così facendo, egli rivela, solennemente, anche il grande piano del Padre per noi uomini! Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti, Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” (Giov 3,16-17). “Conviene, dunque, credere in Gesù perché chi crede in lui non è giudicato” (Giov 3,18). “Invece, chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio” (Giov 3,18). E il giudizio dipende dalle opere o della luce o delle tenebre che uno si fa. Cioè, la persona, piena della luce del Figlio di Dio, incarna la verità nelle sue azioni e, al contrario, la persona che vive nel male fa cose malvagie nell’oscurità. Dice Gesù: “Perché chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano scoperte; ma chi mette in pratica la verità viene alla luce, affinché le sue opere siano manifestate, perché sono fatte in Dio” (Giov 3:20-21). In questo dialogo stupendo, vediamo un umile maestro d’Israele che viene al maestro supremo, Gesù, per imparare, e, specialmente, per discernere. “Grazie alle domande sincere, umili e razionalmente profonde che Nicodemo lo fa, Gesù dà delle risposte che la loro natura è decisamente non … di questo mondo” (Giov 18,36).

Gesù è il Figlio di Dio, mentre per Nicodemo Gesù è semplicemente maestro, anche se viene da Dio. Da questo dialogo pieno di sfide, ricerche e inviti continui alle decisioni più mature, in futuro Nicodemo rimane discepolo di Gesù. Di nascosto per ora, ma la sua presenza è incredibilmente fedele. Infatti, la sua fedeltà si misura nell’essere lì per Gesù durante il suo processo e anche nella sua sepoltura. Nicodemo è un carattere che affascina perché riesce a far emergere da lui lo splendore di un nobile onestà e un semplice amore per la verità in mezzo all’esitazioni e paure umane. Il celebre bibblista, cardinale Gianfranco Ravasi, fa un bellissimo commento su Nicodemo quando dice: “Il Risorto apparve anche a Nicodemo, il capo dei farisei che aveva voluto un incontro notturno con Gesù. Ce ne parlano le ‘Memorie di Nicodemo’, un apocrifo giunto a noi in diverse redazioni e lingue. Dopo averlo vanamente cercato sui monti, Nicodemo apprende da Giuseppe d’Arimatea la notizia della risurrezione e può anch’egli incontrare il Signore risorto”. L’incontro di Gesù con Nicodemo è, per certi versi, una conferma benedetta del cammino che fa questo grande saggio onesto, umile e molto cosciente delle sue limitazioni e paure. La notte di Nicodemo lo porta ad avvicinarsi a Gesù, mentre la notte di Giuda è quella di un totale allontanamento dal suo maestro. Nicodemo è un grande uomo che prende la fede tramite un cammino di una ricerca responsabile, matura e impegnata di Gesù. Egli non è sicuramente il povero Nicodemo di chi legge se stesso nella Bibbia e fa dei suoi bisogni lo scopo della lettura sacra, e mai lascia la verità biblica che lo trasformi in se stessa. Nicodemo è il uomo umile e prudente che lascia Gesù a cambiarlo nel suo momento di grazia!

di Fra Mario Attard

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