Il mio fratello Gerry!

Dà tempo al tempo e ti vengo a trovare! Mammamia, con quale forza tu esci dal tuo canile per incontrarmi e darmi il tuo particolare e canino BENVENUTO! Appena poggio i miei piedi nel tuo piccolo regno, subito mi domandi la tesserina. Ma quale tesserina un piccolo, anche se ben grosso, frate, ti può presentare, carissimo Gerry? Guardando i tuoi occhi che, dento di loro, c’è scritto chiaro chiaro, AVVENTURA GIOCHI, e con una grande esclamazione ben precisa, ho capito subito il genere di tesserina che tu vuoi che io ti dia. Se non mi sbaglio tu vuoi il cingolo del mio saio per giocare! Vero o no? La tua faccia quieta e inquieta, perché vuole fare le sue monellerie, mi sta dicendo parecchio. A volte, o per dire la pura verità, nella maggioranza di volte, tu decidi il percorso che devo seguire. Volendo e non volendo. Per quante volte tu prendi il mio cingolo e lo tiri?! Quanto mi fai morire dalle risate, ma mi fai anche preoccupare ì. Il tuo dolcissimo gesto mi fa sentire come una nave da crociera tirata per il porto. Ma nello stesso tempo, il tuo constante gioco mi fa paura perché rischia di strappare il lavoro accurato, fatto con tantissima pazienza, dalle suore Clarisse su quel cingolo! Ma sai Gerry, ti ringrazio per la tua semplicità, umiltà, tenacia spontaneità e gioia. Dopotutto, quei tre nodi che porta su di sé il mio cingolo, in altre parole, la povertà, la castità e l’obbedienza, a cosa servono? Per essere esibiti artificialmente? Se questo sarà il caso, che differenza ci sarà tra me e un modello di alta moda? Forse non portiamo il vestito che esibiamo e non abbiamo quell’aria di vanità? No, Gerry! Non è questa la ragione per cui io porto il saio e anche il cingolo. Lo sai Gerry, quel cingolo mi deve aiutare a diventare un vero padre! Come mi insegna profondamente il bravissimo papa Francesco nella sua lettera in occasione del 150° Anniversario della dichiarazione di san Giuseppe quale patrono della Chiesa universale, Patris Corde: “Essere padri significa introdurre il figlio all’esperienza della vita, alla realtà. Non trattenerlo, non imprigionarlo, non possederlo, ma renderlo capace di scelte, di libertà, di partenze”.

Forse per questo, accanto all’appellativo di padre, a Giuseppe la tradizione ha messo anche quello di ‘castissimo’. Non è un’indicazione meramente affettiva, ma la sintesi di un atteggiamento che esprime il contrario del possesso. La castità è la libertà dal possesso in tutti gli ambiti della vita. Solo quando un amore è casto, è veramente amore. L’amore che vuole possedere, alla fine diventa sempre pericoloso, imprigiona, soffoca, rende infelici. Dio stesso ha amato l’uomo con amore casto, lasciandolo libero anche di sbagliare e di mettersi contro di Lui. La logica dell’amore è sempre una logica di libertà e Giuseppe ha saputo amare in maniera, straordinariamente, libera. Non ha mai messo se stesso al centro. Ha saputo decentrarsi, mettere al centro della sua vita Maria e Gesù (nro.7). Se il mio cingolo che porto sulla mia cintura non mi aiuta affatto a diventare amorevole verso gli altri, allora, ti scongiuro, continuo a masticarlo fino a renderlo in rovine! Ora, ti vedo stanco dai giochi preziosi che abbiamo fatto oggi. Allora vieni nelle mie mani a fare la nanna! E, con il tuo amore dolcissimo, aiutami ad avere il tuo cuore per quelli che mi apprezzano e anche per quelli che mi vogliono tagliare a pezzi tramite la loro gelosia e dispetto. Ti saluto caro Gerry, con le bellissime parole del poeta milanese Paolo Buzzi (1874-1956), che si trovano nella sua attualissima poesia Carezza al Cane che dice: “Gerry, bontà degli uomini perduta, o fedeltà di tanti falsi amici, il mio cuore ti pensa e ti saluta! Questa vita di tedï e malefici te la dirò dentr’un’orecchia, o Gerry che i miei segreti ascolti e non li dici. Le pupille tue fonde e più che umane, san la mia dolce illusïon caduta. E la tua testa è calda come un pane. Ti abbraccio forte forte, mio amore Gerry e, con san Francesco, ti dico: Gerry, se stìa mejo aunno se stìa pecchio!, cioè, si stava meglio quando si stava peggio! TI VOGLIO UN MONDO DI BENE MIO FRATELLO GERRY!”.

di Fra Mario Attard

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