Pompei – Dai lapilli riemerge l’antica mensa con immagini tridimensionali di animali

A Pompei, è tornato alla luce quasi intatto un Thermopolium che si può considerare, di fatto, una bottega di alimentari con smercio di street food. Si tratta di una straordinaria scoperta in occasione dei nuovi scavi, ripresi all’interno del progetto di manutenzione e restauro della Regio V, che hanno fatto riaffiorare un Termopolio, perfettamente conservato con l’immagine di una ninfa marina a cavallo e animali con colori talmente accesi da sembrare tridimensionali. Ma c’è di più, a stupire i ricercatori, impegnati negli scavi anche durante la pandemia, è stato il ritrovamento nei recipienti del Termopolio di tracce di alimenti che venivano venduti in strada, abitudine attuale che risale all’epoca dei pompeiani. Gli specialisti del Parco archeologico di Pompei stanno già studiando il materiale per verificare quanto questa scoperta possa ampliare le conoscenze sulle abitudini alimentari in età romana. Le decorazioni del bancone – le prime emerse dallo scavo – presentano sul fronte l’immagine di una Nereide a cavallo in ambiente marino e, sul lato più corto, l’illustrazione, probabilmente, della stessa bottega alla stregua di un’insegna commerciale. In questa nuova fase di scavo, sono emerse altre pregevoli scene di nature morte con rappresentazioni di animali, probabilmente macellati e venduti nel locale. Frammenti ossei, pertinenti agli stessi animali, sono stati, inoltre, rinvenuti all’interno di recipienti ricavati nello spessore del bancone contenenti cibi destinati alla vendita. Come le due anatre, esposte a testa in giù, pronte per essere preparate e consumate, un gallo e un cane al guinzaglio, quasi un monito alla maniera del famoso Cave Canem (Attenti al cane). Nove anfore, una patera di bronzo, due fiasche e un’olla di ceramica comune da mensa hanno arricchito il ritrovamento.

Il termine Termopoli – come indica il nome di origine greca – significa ‘dove si servono bevande e cibi caldi’, conservati in grandi dolia (giare) incassati nel bancone in muratura. Erano molto diffusi nel mondo romano, dove era abitudine consumare il prandium (il pasto) fuori casa. Nella sola Pompei, se ne contano una ottantina, ma nessuno con il bancone interamente dipinto, a conferma dell’eccezionalità del ritrovamento. “Con un lavoro di squadra, che ha richiesto norme legislative e qualità delle persone, oggi, Pompei è indicata nel mondo come un esempio di tutela e gestione, tornando a essere uno dei luoghi più visitati al mondo in cui si fa ricerca, si continua a scavare e si fanno scoperte straordinarie come questa”. Così il ministro per i Beni e per le Attività Culturali e per il Turismo, Dario Franceschini, ha commentato le nuove scoperte della Regio V negli scavi di Pompei. “Oltre a trattarsi di un’ulteriore testimonianza della vita quotidiana a Pompei, le possibilità di analisi di questo Termopolio sono eccezionali, perché per la prima volta si è scavato un intero ambiente con metodologie e tecnologie all’avanguardia che stanno restituendo dati inediti – dichiara Massimo Osanna, direttore generale ad interim del Parco archeologico di Pompei –. All’opera, c’è un team interdisciplinare composto da: antropologo fisico, archeologo, archeobotanico, archeozoologo, geologo, vulcanologo: alle analisi – già effettuate in situ a Pompei – saranno affiancate ulteriori analisi chimiche in laboratorio per comprendere i contenuti dei dolia (contenitori in terracotta)”. L’area dove è stato ritrovato il Termopolio è, da molti anni, oggetto di studio e di scoperte. Nella piazzetta antistante, erano già emerse una cisterna, una fontana e una torre piezometrica per la distribuzione dell’acqua, dislocate a poca distanza dalla bottega già nota per l’affresco dei gladiatori in combattimento.

di Sergio Lanfranchi

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