Caronia – Commozione e dolore, per dare l’ultimo affettuoso saluto al generale Stefano Orlando

In tantissimi hanno partecipato ai funerali che si sono tenuti nella gremita Chiesa Madre, alle ore 16.30, alla presenza di autorità civili, militari, tra queste il comandante interregionale Carabinieri Culqualber, generale di Corpo d’Armata Riccardo Galletta, il sindaco Giuseppe Cuffari e la giunta, il capitano di Santo Stefano di Camastra, Adolfo Donatiello, il comandante della stazione locale, Ivano Calzolari, il politico Giuseppe Antoci, il sindaco Francesco Re, il magistrato Santi Consolo e altri, amici, familiari, carabinieri in pensione, provenienti da ogni parte d’Italia, tutti raccolti attorno alla salma di Stefano per partecipare alla risurrezione a vita eterna. A celebrare la santa messa, dopo che il feretro, in legno lucido e ricoperto di fiori bianchi, è stato scortato dai Carabinieri fino all’altare e con tutti gli onori previsti, compresi i tre squilli di tromba del carabiniere, è stato don Carmelo Scalisi e i canti sono stati eseguiti dal coro parrocchiale.

Nell’omelia, il parroco ha evidenziato tre punti su cui riflettere l’insegnamento della Parola di Dio e cioèl’umiltà, l’andare da Lui e il credere nella risurrezione e, anche se attraversati dal dolore e dalla tristezza per la perdita di Stefano, deve prevalere la preghiera e il dono di vita eterna”, sottolineando la sua umiltà nel mettersi al servizio degli altri, anche degli orfani dei Carabinieri, ringraziando tutta l’Arma per l’ordine e la sicurezza che garantiscono ai cittadini. Ha commosso il respirare l’Arma durante la celebrazione liturgica, nel leggere il testo della prima lettura, poi nella Preghiera del Carabiniere, recitata con grande trasporto e anche nell’ascolto del toccante e breve discorso del comandante Galletta, il quale ha ringraziato le autorità e quanti hanno partecipato alle esequie del generale Stefano Orlando, tracciando un excursus, tra virtù civili e militari, della brillante carriera del generale.

Ancora, accennando ad alcune riflessioni sulla vita e sulla morte, ha sostenuto che Stefano ha lasciato in eredità l’amore per la sua terra, la Sicilia, per la sua famiglia e familiari, per la Benemerita e, dunque, resterà nei cuori di tutti, perché “è memoria viva, con il suo esempio, la sua correttezza, la sua signorilità, il suo stile, la sua professionalità i suoi occhi luminosi”. Dopo l’aspersione, l’incensazione e la benedizione finale impartita dal parroco, il feretro con il cuscino su cui poggiavano i simboli dell’ufficiale generale e cioè sciabola, sciarpa, medaglie e berretto, affidate a un carabiniere di scorta, accompagnato da un lungo corteo, si è avviato verso il Cimitero del centro e commovente è stata la sepoltura nella tomba di famiglia, dove Stefano ha riabbracciato l’amata moglie Vera, scomparsa a soli 60 anni, quindici anni addietro.

di Santina Folisi

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