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	<title>humanitas &#8211; Filo Diretto News</title>
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	<title>humanitas &#8211; Filo Diretto News</title>
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	<item>
		<title>Tumore al testicolo: Un solo ciclo di cure non fa perdere la fertilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Aug 2025 08:49:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[humanitas]]></category>
		<category><![CDATA[terapia]]></category>
		<category><![CDATA[Testicolo]]></category>
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					<description><![CDATA[Uno studio pubblicato dalla rivista “Annals of Oncology” regala speranza agli ammalati di tumore al testicolo. Sulla base dei risultati della ricerca guidata dall’oncologa <a class="mh-excerpt-more" href="https://www.filodirettonews.it/magazine/salute-e-benessere/2025/08/11/tumore-al-testicolo-un-solo-ciclo-di-cure-non-fa-perdere-la-fertilita-2/" title="Tumore al testicolo: Un solo ciclo di cure non fa perdere la fertilità">...</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Uno studio pubblicato dalla rivista “Annals of Oncology” regala speranza agli ammalati di tumore al testicolo.</strong> Sulla base dei risultati della ricerca guidata dall’oncologa svedese Kristina Weibring un solo ciclo di cure post operatorie non annulla la fertilità. Una notizia per i quasi tremila italiani che ogni anno sono colpiti da tumore al testicolo, tanto per le possibilità di guarigione come per la qualità della vita che li aspetta. Il fatto che la chemioterapia postoperatoria, se limitata a un ciclo, non impatti in maniera significativa sulla quantità degli spermatozoi prodotti dall’unica ghiandola rimasta, assume importanza perché del tumore in questione (il più diffuso al di sotto dei 40 anni) ci si ammala quasi sempre in giovane età. E questo significa dare a un uomo in cura la possibilità di pensare di avere figli, una volta completate le cure, in maniera naturale, senza l’obbligo di ricorrere al seme prelevato e conservato in un’apposita banca prima dell’inizio delle cure. Prima degli esiti di questo studio il parere della comunità scientifica sul singolo ciclo di cure non era unanime. Mentre è, infatti, opinione condivisa che più cicli di chemio o radioterapia, una volta asportato un testicolo, possano compromettere in modo irrimediabile la fertilità, non ci sono, al momento, conclusioni definitive per chi si è sottoposto a un unico ciclo di terapia, sia questa farmacologica o radiante. Il ciclo unico è un accorgimento adottato per quei pazienti con una malattia localizzata alla ghiandola e già asportata chirurgicamente per ridurre il rischio di un’eventuale recidiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In questo modo, si riesce a ridurre l’impatto della terapia farmacologica, cercando nel contempo di minimizzare l’eventualità di una ripresa della malattia.</strong> Ciò che non era chiaro, finora, era quale impatto questa scelta potesse avere sulla fertilità del paziente. Ai pazienti, lo studio ha fornito indicazioni rassicuranti. “Indipendentemente dal trattamento somministrato, abbiamo verificato che la scelta di sottoporre o meno un paziente alla chemioterapia non determina ricadute sulla conta spermatica totale e la concentrazione degli spermatozoi” – ha dichiarato Weibring. Alla ricerca, hanno preso parte 182 uomini di età compresa fra i 18 e i 50 anni sottoposti ad asportazione chirurgica del testicolo e curati con la chemioterapia o con radioterapia e senza ulteriori trattamenti post-operatori. I ricercatori hanno prelevato il loro liquido seminale subito dopo l’intervento e, a seguire, sei mesi, uno, due, tre e cinque anni dopo. I risultati hanno dimostrato che la qualità dello sperma è rimasta nel tempo inalterata e questo indipendentemente dalla strategia terapeutica adottata. Serviranno ulteriori riscontri, perché si tratta in ogni caso di evidenze preliminari; evidenze che, per adesso, non scalfiscono quella che è la prassi nella pratica clinica: la conservazione del seme in una biobanca, cui ricorrere nel caso in cui il paziente non dovesse riuscire ad avere naturalmente un figlio con la propria compagna. <strong>(Fonte: Humanitas)</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Intolleranza al lattosio</title>
		<link>https://www.filodirettonews.it/magazine/salute-e-benessere/2025/05/16/intolleranza-al-lattosio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 May 2025 14:55:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[dottoressa federica furfaro]]></category>
		<category><![CDATA[humanitas]]></category>
		<category><![CDATA[intolleranza]]></category>
		<category><![CDATA[lattosio]]></category>
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					<description><![CDATA[L’intolleranza al lattosio è una condizione che si stima colpisca almeno il 40% degli italiani e che fa sì che l’organismo non riesca a <a class="mh-excerpt-more" href="https://www.filodirettonews.it/magazine/salute-e-benessere/2025/05/16/intolleranza-al-lattosio/" title="Intolleranza al lattosio">...</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’intolleranza al lattosio è una condizione che si stima colpisca almeno il 40% degli italiani </strong>e che fa sì che l’organismo non riesca a digerire completamente il lattosio, uno zucchero presente nel latte e in alcuni prodotti caseari. I derivati del latte, però, sono anche alimenti ricchi di calcio, un nutriente necessario da assumere per la salute dell’organismo. La dottoressa Federica Furfaro, gastroenterologa di Humanitas, spiega attraverso quali alimenti è possibile integrare il calcio nel caso di intolleranza al lattosio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il calcio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Il calcio è un minerale (il più diffuso all’interno dell’organismo) che si trova quasi tutto nelle ossa, dove viene immagazzinato sotto forma di carbonato. Questo minerale ha un ruolo fondamentale nella crescita di ossa e denti, ma è importante anche per la salute negli anni successivi alla maturità: le ossa, infatti, si rinnovano di continuo, seppure il metabolismo dell’osso si modifichi con l’avanzare dell’età</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto calcio bisogna assumere ogni giorno?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Il fabbisogno giornaliero di calcio è circa di 800 mg, ma si tratta di una cifra indicativa che può variare in base al soggetto: per esempio le donne in gravidanza o in fase di allattamento, necessitano di una maggiore quantità di calcio. Inoltre, bisogna tenere conto del fatto che per assorbire il calcio l’organismo necessita di vitamina D, che si ottiene principalmente con l’esposizione ai raggi solari, in grado di promuovere nell’organismo la sintesi di questa vitamina</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli alimenti che contengono calcio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Il calcio non è presente solamente nel latte e derivati. Innanzitutto, è possibile assumerne con l’idratazione giornaliera, bevendo acque effervescenti naturali ad alto contenuto di calcio. Ne sono ricchi, inoltre, alcuni tipi di verdure a foglia verde, come il cavolo cinese, il cavolo riccio e i broccoli. Altre sorgenti di calcio sono le mandorle, il sesamo (che si può assumere in semi o come tahina), la soia e gli altri legumi secchi, e diverse specie di pesce e molluschi, come le sardine, le vongole e le cozze. Infine, anche aromi come prezzemolo, rucola e salvia possono rappresentare una fonte per l’assunzione di calcio</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le alternative a latte e lattosio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Innanzitutto, va specificato che l’intolleranza al lattosio non rende necessario eliminare tutti i derivati del latte. Anche se i formaggi morbidi e freschi vanno eliminati, formaggi più stagionati, come per esempio il formaggio grana, il provolone e il pecorino, nelle intolleranze non gravi sono tollerati; il processo che porta alla stagionatura, infatti, provoca anche una riduzione del lattosio, che nel prodotto finale è, quindi, presente in quantitativi nulli o, comunque, molto bassi. Per chi non vuole rinunciare del tutto al latte e derivati, inoltre, esistono dei latti delattosati ovvero privi di lattosio e anche formaggi arricchiti con il Lactobacillus acidophilus, un batterio capace di digerire il lattosio. Per coloro la cui intolleranza al lattosio deriva dalla mancanza di lattasi, esistono formaggi che lo contengono o che presentano lattosio predigerito. Un’altra soluzione, infatti, è rappresentata dall’assunzione di enzimi contenenti lattasi prima del pasto in cui si sa che verrà assunto del lattosio</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Problemi nell’assunzione di calcio: mancanza e esubero</strong> </p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>La mancanza di calcio (ipocalcemia) non è detto che si manifesti nel breve termine; alcuni sintomi con cui può presentarsi sono pizzicore e torpore delle dita, crampi muscolari, convulsioni, assopimento, scarso appetito e battito cardiaco irregolare. Se protratta a lungo senza una cura, però, può essere la causa di patologie più gravi, come l’osteopenia e l’osteoporosi (e in alcuni casi più rari rachitismo), con la conseguente maggior probabilità di incorrere in fratture ossee. Anche l’eccesso di calcio (ipercalcemia), però, può essere problematico e diventare la fonte di patologie come l’insufficienza renale, la calcificazione di vasi sanguigni e dei tessuti molli, l’aumento del calcio nelle urine e lo sviluppo di calcoli renali, oltre che provocare stitichezza e essere di intralcio nell’assimilazione del ferro e dello zinco. Per queste ragioni, prima di praticare importanti modifiche della dieta, è importante valutare il proprio fabbisogno di calcio con uno specialista</em>”.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Magnesio: Importante per il metabolismo</title>
		<link>https://www.filodirettonews.it/cultura-e-societa/2025/04/24/magnesio-importante-per-il-metabolismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Apr 2025 07:44:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[humanitas]]></category>
		<category><![CDATA[magnesio]]></category>
		<category><![CDATA[manuela pastore]]></category>
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					<description><![CDATA[È uno dei minerali fondamentali per la salute e il benessere del nostro organismo, essenziale per un adeguato funzionamento del metabolismo, dalle funzioni ossee <a class="mh-excerpt-more" href="https://www.filodirettonews.it/cultura-e-societa/2025/04/24/magnesio-importante-per-il-metabolismo/" title="Magnesio: Importante per il metabolismo">...</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>È uno dei minerali fondamentali per la salute e il benessere del nostro organismo, essenziale per un adeguato funzionamento del metabolismo, dalle funzioni ossee a quelle cardiovascolari, a quelle muscolari e neurologiche: stiamo parlando del Magnesio. </strong>Il magnesio è quello che viene definito un ‘macronutriente’ e viene assunto dall’organismo, principalmente, attraverso l’alimentazione. Assorbito dall’intestino tenue durante la digestione, il magnesio viene, dunque, filtrato dai reni ed espulso attraverso urine, feci e sudore corporeo. In condizioni normali, il magnesio è presente nel nostro corpo in varie percentuali: per il 60% lo ritroviamo nelle ossa, per quasi il 40% nei muscoli e per l’1% nel plasma e nei liquidi extracellulari. Approfondisce l’argomento la dottoressa Manuela Pastore, dietista in Humanitas.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Magnesio: fondamentale per tutti i processi
metabolici</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Circa 25 grammi, questa è la quantità totale contenuta nel corpo umano,
mentre il fabbisogno quotidiano passa dai 120-180 mg nei bambini, a circa 370
mg nell’adulto e arriva a 450 mg nella donna in gravidanza. Il magnesio è un
minerale utile al benessere e all’equilibrio dell’organismo. È, infatti, il
cofattore di più di 300 enzimi che controllano processi molto diversi fra loro.
Regola la trasmissione degli impulsi nervosi, partecipa alla contrazione delle
cellule cardiache e al controllo del battito del cuore. Regola la pressione
sanguigna, favorisce la sintesi proteica e fissa calcio e fosforo nelle ossa e
nei denti. Il magnesio, infine, è preziosissimo perché aiuta a ridurre
stanchezza e favorisce il rilassamento muscolare. Insomma, che si parli di ossa
o di muscoli, di sistema nervoso o cardiovascolare, possiamo essere certi che
il magnesio ha un ruolo in tutti quei processi che ci consentono di stare bene
fisicamente e mentalmente</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Verdure a foglia verde e cereali non
raffinati: le fonti di magnesio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Il fabbisogno quotidiano di magnesio deve essere soddisfatto dai cibi
che scegliamo con la dieta. Essendo presente in quasi tutte le categorie
alimentari basta seguire una dieta varia e, in condizioni di salute, ci si
assicura le quantità raccomandate. In generale, gli alimenti ricchi di fibre
sono una buona fonte di magnesio, in particolare, è abbondante nei vegetali a
foglia verde come la bieta e gli spinaci, ma anche in broccoli, cavoli,
cavolfiori e carciofi. Sono fonti importanti di magnesio i legumi (lenticchie,
ceci, piselli e fagioli, soprattutto, quelli neri), la frutta secca (noci,
pistacchi, mandorle, anacardi), i semi, la frutta (pesche, fichi, banane,
avocado), cereali integrali, cacao e cioccolato fondente. Anche se in minore
quantità il magnesio si trova negli alimenti di origine animale quali pesce,
carne e latticini. Purtroppo, la lavorazione degli alimenti, ne è un esempio la
raffinazione dei cereali, e la cottura ne diminuiscono la quantità per porzione</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa fare in caso di carenza?</strong> </p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Più che una carenza, le donne hanno un aumentato fabbisogno di magnesio in diverse situazioni fisiologiche come la sindrome premestruale, la gravidanza, l’allattamento e la menopausa. Anche l’anziano, in genere, ha un aumento fabbisogno di questo minerale. Una carenza di magnesio può manifestarsi, invece, come conseguenza dell’assunzione di alcuni farmaci (diuretici, antibiotici, pillola contraccettiva) che interferiscono con l’assorbimento riducendone la disponibilità o ne aumentano le perdite. Patologie croniche intestinali, diarrea cronica, chirurgia intestinale sono situazioni nelle quali, fra le altre, anche la carenza di magnesio deve essere indagata. Gli sportivi sono un’altra categoria a rischio di carenza per le elevate perdite dovute alla sudorazione intensa. Anche lo stress può determinare una carenza di magnesio e questa stessa carenza porta, a sua volta, ad aumentare il livello di stress creando un circolo vizioso. Occorre fare attenzione ad alcuni sintomi che possono essere ricondotti alla carenza di magnesio come stanchezza immotivata, irritabilità, ansia, insonnia, debolezza muscolare, crampi e contrazioni muscolari o addominali. Qualora si sospetti una carenza di magnesio è importante evitare di fare ricorso a rimedi fai da te o a integratori scelti senza supporto medico e recarsi da uno specialista</em>”. </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’emicrania: Una patologia curabile</title>
		<link>https://www.filodirettonews.it/magazine/salute-e-benessere/2025/04/15/lemicrania-una-patologia-curabile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Apr 2025 08:33:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[emicrania]]></category>
		<category><![CDATA[humanitas]]></category>
		<category><![CDATA[patologia]]></category>
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					<description><![CDATA[È una malattia neurologica che colpisce principalmente, ma non esclusivamente, il sesso femminile nelle fasi centrali della vita. È una malattia complessa, con una <a class="mh-excerpt-more" href="https://www.filodirettonews.it/magazine/salute-e-benessere/2025/04/15/lemicrania-una-patologia-curabile/" title="L’emicrania: Una patologia curabile">...</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>È una malattia neurologica che colpisce principalmente, ma non esclusivamente, il sesso femminile nelle fasi centrali della vita. </strong>È una malattia complessa, con una forte componente genetica sulla quale si inseriscono altri fattori, legati principalmente allo stile di vita, che possono modificarla nel decorso e nella severità. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’emicrania rappresenta la terza patologia più frequente e la seconda più disabilitante per il genere umano. Una patologia neurologica seria, per il cui trattamento, oggi, sono disponibili diversi farmaci innovativi, specifici e selettivi. Ne parla il dott. Vincenzo Tullo, neurologo e responsabile dell’ambulatorio sulle cefalee e sui disturbi del sonno di Humanitas LAB.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Emicrania: Quali sono i
sintomi e come si sviluppa la malattia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Il dolore emicranico ha una durata che va,
generalmente, dalle 4 e alle 72 ore, è spesso unilaterale, pulsante, di forte
intensità ed è aggravato dall’attività fisica. Al dolore, si associano nausea,
vomito, intolleranza alla luce e ai rumori, dolore cervicale, vertigini, deficit
di attenzione e umore depresso.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>La fase dolorosa è
seguita da una fase disabilitante, con stanchezza, inappetenza, vertigini,
stipsi, diuresi, che può prolungare l’incapacità del paziente a riprendere le
normali attività anche dopo il termine del dolore. Alla base dell’emicrania, c’è
un meccanismo fisiopatogenico complesso. Un ruolo importante nella patogenesi
dell’emicrania è rivestito da una proteina denominata Peptide correlato al gene
della Calcitonina (CGRP), che dilata i vasi sanguigni e modula il segnale
doloroso nel sistema nervoso. I livelli di questa proteina aumentano in modo
significativo durante l’attacco di emicrania e ritornano alla norma con la
risoluzione della cefalea</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I progressi della ricerca nel trattamento dell’emicrania</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Negli ultimi anni, la Ricerca ha portato alla scoperta di nuovi farmaci che costituiscono una svolta epocale nella cura di questa malattia: gli anticorpi monoclonali anti-GCRP. Si tratta di molecole derivate. principalmente o interamente. da cellule umane e progettate per bloccare la proteina CGRP impedendo, così, l’innesco della crisi emicranica. Attualmente, sono disponibili tre anticorpi monoclonali: Erenumab, Galcanezumab e Fremanezumab, che vengono somministrati per via sottocutanea ogni mese o trimestralmente. Questi nuovi farmaci hanno molti meno effetti collaterali rispetto alle terapie di prevenzione attualmente disponibili, inoltre, sono molto efficaci e non devono essere assunti quotidianamente. Si può associare agli anticorpi monoclonali o utilizzare da sola la tossina botulinica, una proteina che contribuisce a migliorare il trattamento dell’emicrania cronica.Nella pratica clinica, la tossina botulinica di tipo A viene somministrata secondo un protocollo di iniezioni standardizzato ogni tre mesi e in ambito ospedaliero in 31-39 siti specifici della testa e del collo. Tuttavia, prima di impostare qualunque terapia di prevenzione per l’emicrania, occorre individuare e rimuovere, dove possibile, i potenziali fattori scatenanti e aggravanti di questa cefalea,che possono essere psicologici, ambientali, lavorativi, alimentari e farmacologici</em>”. (Humanitas.it) </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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