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	<title>vino &#8211; Filo Diretto News</title>
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	<title>vino &#8211; Filo Diretto News</title>
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		<title>Il vino buono sta nella botte piccola… e non solo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2024 15:22:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[botte piccola]]></category>
		<category><![CDATA[ormone]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[Il popolo dei ‘bassotti’ destinato a vivere più a lungo, grazie ai geni e alle loro mutazioni genetiche legate a un ormone. L’ora della <a class="mh-excerpt-more" href="https://www.filodirettonews.it/cultura-e-societa/2024/11/15/il-vino-buono-sta-nella-botte-piccola-e-non-solo/" title="Il vino buono sta nella botte piccola… e non solo">...</a>]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il popolo dei ‘bassotti’ destinato a vivere più a lungo, grazie ai geni e alle loro mutazioni genetiche legate a un ormone. </strong>L’ora della rivincita doveva pure scattare, per remunerare i piccoli di statura dai tormenti adolescenziali e non solo. A consolarli, è arrivata una ricerca secondo cui possono vivere più a lungo di persone molto alte o ‘spilungone’, che dir si voglia. La notizia è stata diffusa dall’Albert Einstein College of Medicine di New York, dove studiosi hanno esaminato i geni e le loro mutazioni genetiche legate all’ormone IGF1 fattore di crescita insulino-simile-1. I ricercatori hanno scoperto che, come gli animali di piccola taglia raggiungono un’età più avanzata rispetto a quelli di stazza grande, così anche gli uomini di statura più bassa possono contare su una maggiore longevità. Le donne, in particolare, per la presenza di estrogeni, oltre all’ormone insulino, sarebbero ulteriormente avvantaggiate per raggiungere il traguardo dei cent’anni. Naturalmente, la predisposizione genetica svolge un ruolo importante, ma non bisogna trascurare altri elementi come la dieta equilibrata e il movimento. Gli studiosi, comunque, sono molto ottimisti e promettono per tutti, riponendo fiducia nel continuo progresso scientifico, il traguardo di 130 anni in un futuro non molto lontano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">di <strong>Domenica Timpano</strong></p>
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		<title>Il vino, dolce dono degli Dei</title>
		<link>https://www.filodirettonews.it/cultura-e-societa/riflessioni/2024/11/13/il-vino-dolce-dono-degli-dei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Nov 2024 11:37:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il poeta latino Orazio è stato il più grande cantore del vino e lo ha celebrato come lo avrebbero celebrato, sulla sua scia, il Carducci, il Pascoli, il Rossini e tanti altri.</strong> Orazio era amante delle belle donne, della buona tavola, dei simposi allegri e frizzanti di vino, ‘il dolce dono degli Dei’. Ma non era, come si dice, un epicureo cioè un gaudente senza posa, non ‘appendeva serti di rose a Venere’, non celebrava, di continuo, la gloria a Bacco poiché è vero l’assioma “<em>Bacco, tabacco e</em> <em>Venere riducono l’uomo in cenere</em>”. Era saggio, equidistante dagli estremismi (<em>in medio stat virtus</em>), aveva il senso sereno, ellenico della vita, amava la bellezza. Il vino – a suo avviso – deve essere bevuto con misura, con sobrietà, per godere dei benefici effetti che sa dare; bisogna cercare, come in tutte le cose, il giusto equilibrio ‘il soverchio rompe il coperchio’. Il vino, nella giusta misura, è una medicina e risparmia angosce e timori, pene e dolori, caccia via gli affanni. Orazio all’amico Plauco, consiglia: “<em>Così tu, saviamente, ricordi di dare una tregua alle tristezze e all’affannosa vita con dolce vino…</em>”e ad un altro amico:“<em>Mesci, prodigo, dall’anfora, vino di quattro anni, perché il Nume agli astemi rende difficile tutte le cose, perché non dileguano se non col vino gli affanni. Il vino è il dolce dono degli Dei e accende l’estro creativo e fa dimenticare</em>”. Però, invita l’amico al buon senso, all’equilibrio, al godimento assennato della vita che è un attimo fuggente per cui bisogna goderselo, “<em>Cingiamoci di rose prima che sfioriscono</em>”. Il vino con il pane è segno di sacralità antica, di un’arcaica civiltà contadina fatta di sudore e fatica. Forse per questo motivo, il pane e il vino diventarono Eucaristia, Gesù Cristo li scelse per tramutarli nel suo Corpo e nel suo Sangue. “<em>Pani e</em> <em>vinu ‘nforzanu lu schinu</em>” si dice. Sono segni di gioia, di vita, di festa: “<em>Carni fa carni, pani fa panza,</em> <em>ma lu vinu fa danza</em>”. Un anonimo siciliano, qualche secolo fa, cantava: “<em>Manciamu, amici miei, e</em> <em>poi bevemu/ infinua quannu c’è ogghiu ‘nta lucerna/ cu lu sapi si all’autru munnu nni videmu/ cu lu sapi si all’autru munnu c’è taverna…</em>”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">di <strong>Alfonso Saya</strong></p>
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		<title>La viticoltura italiana è nata in Sicilia</title>
		<link>https://www.filodirettonews.it/magazine/enogastronomia/2024/10/14/la-viticoltura-italiana-e-nata-in-sicilia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2024 09:05:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
		<category><![CDATA[viticoltura]]></category>
		<category><![CDATA[vitigni]]></category>
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					<description><![CDATA[Come in un test di paternità, l’analisi di circa 2.000 vitigni tra selvatici e coltivati e i relativi 295 profili genetici dedotti, confrontati con <a class="mh-excerpt-more" href="https://www.filodirettonews.it/magazine/enogastronomia/2024/10/14/la-viticoltura-italiana-e-nata-in-sicilia/" title="La viticoltura italiana è nata in Sicilia">...</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come in un test di paternità, l’analisi di circa 2.000 vitigni tra selvatici e coltivati e i relativi 295 profili genetici dedotti, confrontati con quelli di 1.500 viti euroasiatiche, indica che la Sicilia è stata al centro dello sviluppo della viticoltura in Italia. </strong>Il risultato, tutto italiano, è pubblicato sulla Rivista Frontiers in Plant Science si deve al gruppo coordinato da Francesco Carimi e Roberto De Michele, dell’Istituto di Bioscienze e Biorisorse del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Ibbr-Cnr) di Palermo. “<em>L’analisi permette di ricostruire la storia della domesticazione e coltivazione della vite in Italia e, in particolare, nell’Italia Meridionale</em>”, ha detto Carimi all’ANSA. La ricerca dimostra, aggiunge, che “<em>la Sicilia è stata un centro molto importante, dove si è cominciato a coltivare la vite già nell’età del rame intorno a 6.000-5.000 anni fa. Ipotesi già avanzata, nel 2017, da ricercatori che hanno analizzato i residui di vino contenuti in anfore provenienti dal monte Kronio, ad Agrigento, databili all’età del rame</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli studiosi hanno analizzato 170 varietà coltivate e 125 selvatiche presenti in Sicilia e nelle Isole minori, e, spiega Carimi</strong>, “<em>confrontando i profili genetici di queste varietà con quelli di 1.500 viti euroasiatiche abbiamo visto che esiste una netta separazione genetica tra le viti ‘siciliane’ e tutte le altre, mentre strette affinità si sono trovate tra i vitigni siciliani e dell’Italia meridionale oggi coltivati e le popolazioni spontanee raccolte nell’Isola</em>”. Ciò permette di ipotizzare che le varietà spontanee abbiano contribuito allo sviluppo di varietà coltivate in Sicilia e che queste siano state successivamente diffuse lungo l’Italia meridionale. (Ansa)</p>
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		<title>Nasce Contrada Marchesa Etna Rosso, nobile espressione del vulcano</title>
		<link>https://www.filodirettonews.it/magazine/enogastronomia/2020/10/22/nasce-contrada-marchesa-etna-rosso-nobile-espressione-del-vulcano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2020 16:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[castiglione di sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[contrada marchesa]]></category>
		<category><![CDATA[donnafugata]]></category>
		<category><![CDATA[etna rosso doc]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[Un nuovo vino icona di Donnafugata, prodotto in poco più di 6.000 bottiglie frutto della vendemmia 2017 sull’Etna: espressione di straordinaria eleganza e mineralità. <a class="mh-excerpt-more" href="https://www.filodirettonews.it/magazine/enogastronomia/2020/10/22/nasce-contrada-marchesa-etna-rosso-nobile-espressione-del-vulcano/" title="Nasce Contrada Marchesa Etna Rosso, nobile espressione del vulcano">...</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un nuovo vino icona di Donnafugata, prodotto in poco più di 6.000 bottiglie frutto della vendemmia 2017 sull’Etna: espressione di straordinaria eleganza e mineralità. </strong>La protagonista dell’etichetta d’autore è una aristocratica dea-vulcano carica di fascino e mistero. Donnafugata presenta l’Etna Rosso Doc prodotto in Contrada Marchesa, una sottozona di particolare pregio che ricade nel territorio di Castiglione di Sicilia, sul versante nord del vulcano attivo più alto d’Europa. Il nuovo prestigioso cru nasce da un affascinante vigneto di soli 2 ettari, incastonato come una gemma preziosa in un anfiteatro naturale composto da colate laviche millenarie. Qui, su terreni sabbiosi di origine vulcanica, si coltiva il Nerello Mascalese l’antico vitigno che dà vita a questo vino prodotto in poco più di 6.000 bottiglie frutto della vendemmia 2017. Pur essendo un’annata meno piovosa della media, la neve che ha coperto i vigneti a gennaio ha rilasciato, lentamente, un significativo apporto di acqua nel terreno; in base all’andamento climatico dell’estate, si è arrivati ad avere uve sane e ben mature con alcuni giorni di anticipo e la vendemmia del Nerello Mascalese in Contrada Marchesa si è conclusa l’8 di ottobre.  “<em>La vigna di Contrada Marchesa</em> – afferma Antonio Rallo winemaker dell’azienda di famiglia – <em>è a 750metri sul mare ed è particolarmente soleggiata e ventilata; il vigneto in parte è a spalliera e in parte ad alberello di oltre 80 anni che produce pochissimo, meno di 1 kg per pianta, ma regala uve davvero eccezionali. Il nostro approccio artigianale</em> – aggiunge Antonio Rallo – <em>si concentra sull’interazione tra suoli, microclima e vitigno, e poi sull’espressione del potenziale organolettico che abbiamo in cantina. Così la nostra interpretazione di tutti questi fattori ha dato vita ad un vino che si distingue per la sua straordinaria eleganza e mineralità</em>”. Da color rosso rubino chiaro, l’Etna Rosso Doc Contrada Marchesa presenta un fragrante bouquet di piccoli frutti rossi, note speziate e di sottobosco. Il grande equilibrio tra freschezza e struttura, e la fine tessitura tannica distinguono questo cru che ha fatto il suo debutto sul mercato con una nuova etichetta d’autore. “<em>La protagonista dell’etichetta ideata dal nostro storico illustratore Stefano Vitale, è carica di fascino e mistero</em> – afferma José Rallo di Donnafugata –<em>. Una dea-vulcano dal volto aristocratico, adornato da gioielli preziosi: fiori e frutti che rispecchiano il prestigio di questa zona così vocata. L’etichetta raffigura inoltre il borgo medievale di Castiglione di Sicilia e le sue vigne coperte da ceneri vulcaniche. Il rosso di Contrada Marchesa testimonia l’importanza che diamo alle piccole produzioni di pregio. La tenuta dell’Etna oggi può contare sulla linea Sul Vulcano nelle sue declinazioni Etna Doc bianco, rosato e rosso, sul cru Fragore Etna Rosso di Contrada Montelaguardia e su questo nuovo cru di Contrada Marchesa. Un vino</em> – conclude José Rallo – <em>che si aggiunge alla nostra collezione di Vini Icona, proponendosi di regalare un’esperienza di degustazione esclusiva e memorabile</em>”. </p>
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		<title>Oscar alla Malvasia delle Lipari del messinese Mimmo Paone</title>
		<link>https://www.filodirettonews.it/ambiente/2019/07/23/oscar-alla-malvasia-delle-lipari-del-messinese-mimmo-paone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jul 2019 07:27:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[lipari]]></category>
		<category><![CDATA[malvasia]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[Il messinese Mimmo Paone, con la sua Azienda Vinicola, vince l’Oscar, nel 47° Concorso Enologico Nazionale “Premio Douja d’Or” presentando la Malvasia delle Lipari <a class="mh-excerpt-more" href="https://www.filodirettonews.it/ambiente/2019/07/23/oscar-alla-malvasia-delle-lipari-del-messinese-mimmo-paone/" title="Oscar alla Malvasia delle Lipari del messinese Mimmo Paone">...</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il messinese Mimmo Paone, con la sua
Azienda Vinicola, vince l’Oscar, nel 47° Concorso Enologico Nazionale “Premio
Douja d’Or” presentando la Malvasia delle Lipari Doc Passito 2015.</strong>L’Oscar rappresenta il massimo
riconoscimento per questo concorso, dove, dopo una severa selezione affidata
quest’anno all’ONAV (Organizzazione nazionale assaggiatori di vino), all’AIS
Asti (Associazione italiana sommelier) e all’ASPI (Associazione della
Sommellerie Professionale Italiana) che prevedevano il raggiungimento di un
punteggio minimo in degustazione di 87 centesimi, il raggiungimento o il
superamento dei 92 centesimi per l’aggiudicazione dell’Oscar Douja d’Or e una
percentuale di premiazione finale mai superiore al 35% del totale. I vini
presentati sono stati 786, provenienti da 288 aziende vinicole italiane; 268 i
vini premiati nelle rispettive categorie e solo 29 vini meritevoli dell’Oscar
Douja d’Or.In Sicilia, 3 vini hanno
ricevuto il massimo riconoscimento e a Messina solo l’Azienda Vitivinicola
Mimmo Paone con il suo nettare delle Isole Eolie. L’azienda Mimmo Paone, vanta
una storia aziendale da oltre 50 anni e giunta alla terza generazione, con
orgoglio esporta il nome di Messina e i suoi vini in tutto il Mondo.

</p>
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