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	<title>emigrazione &#8211; Filo Diretto News</title>
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	<title>emigrazione &#8211; Filo Diretto News</title>
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		<title>Messina e provincia e gli abitanti che vanno via dalla terra baciata dal sole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jan 2024 16:54:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Messina]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Da più parti è emerso, improvvisamente, sebbene già risaputo, che Messina con tutta la sua estesa provincia, quanto a decrescente popolazione, è ridotta al lumicino, per essere già fanalino di coda,</strong> per avere i suoi figli, in maggior parte, sparsi tra la Penisola e l’Europa intera. Le linee aeree da Catania e Palermo verso il Nord, ed Europa, sono sempre affollate di siciliani che salgono e scendono al ritmo cadenzato da un minimo di dieci venti viaggi l’anno. Quasi due al mese di norma, se non di più. Centinaia sono i docenti, i medici e numerosi professionisti impiegati di ogni settore, tutti fiore all’occhiello dei saperi, competenze e professionalità guadagnati nella terra madre Sicilia, in quel Sud da sempre, gentilmente raschiato, con buona pace dei governi che si alternano. Perché il più ricco Nord – a dire il vero – è ben meglio organizzato del Sud, povero e scoordinato. E così, dopo quasi un secolo dall’ultima guerra, da quando i nonni partirono per le Americhe e l’Australia, i nipoti e pronipoti continuano a fuggire da quella terra baciata dal sole, dove si espandono profumi e ricchezza della natura, terra amata da tutti e che nessuno vorrebbe mai lasciare. Quando i viaggi si effettuavano maggiormente in treno e si attraversavano in treno sulle grandi navi le sponde del meraviglioso Stretto di Messina, un nodo saliva alla gola, mentre si allontanavano i campanili delle splendide chiese e i tetti dei palazzi ricostruiti sulle macerie dell’ultimo terremoto del 1908 e dell’ultima guerra mondiale. Su Messina, risorta da terremoti e guerre, già ricca di istituti religiosi e con le migliori scuole, licei e università italiche, sin dalla sua rinascita nel secolo scorso, da qualche tempo, sembra emergere un dato preoccupante: l’abbandono degli abitanti e le minori nascite, più consistenti, tra le regioni d’Italia. Tutto ciò emerge mentre si continua a discutere sempre del viale San Martino, delle biciclette, dei parcheggi, delle dannose buche sui marciapiedi sporchi e pericolosi dove sono stati anche malamente piantumati grandi alberi le cui radici costituiscono costante pericolo per la gente in transito.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La popolazione è scesa drasticamente, meno nascite e più partenze per il Nord, hanno decimato la popolazione,</strong> dove per lavorare in qualsiasi settore non basta solo il titolo professionale per garantire la certezza del domani. Le case, palazzine piccole o grandi con i loro appartamenti vuoti e cadenti sono tristemente chiuse, mentre si continua a parlare di problematiche che hanno superato il secolo senza risposta, senza soluzione. Sono tanti gli istituti religiosi a Messina, città dove, in particolare, la gioventù della provincia ha studiato, conseguendo un valido diploma e, a volte, una laurea e che, oggi, sono tristemente vuoti. Eppure, quelli che hanno superato il mezzo secolo di vita e dai paesi della provincia messinese si sono spostati nei collegi religiosi della Città per affrontare gli studi, oggi, si chiedono “cosa sia accaduto”. Dove sono le educande del Collegio Santa Brigida di Via Marcello Malpighi (oggi, Via Borelli), che ben ricordano le annuali visite dell’otto dicembre del grande arcivescovo Francesco Fasola e delle sue straordinarie omelie, alta formazione! Dove sono le collegiali del Sacro Cuore, delle Ancelle Riparatrici, del Don Bosco e i collegiali del Don Orione, San Placido, Gesuiti, San Luigi, Ignatianum, Sant’Annibale, San Domenico Savio, solo per menzionarne alcuni, grande gioventù che ha studiato con un percorso importante; erano e sono tantissimi i grandi istituti religiosi, tutti stracolmi di nuova generazione e di religiosi che tanto hanno dato alla crescita e alla formazione personale di ciascuno, di tanti cittadini e professionisti. Eppure, si parla di ‘stranieri’ che sbarcano a centinaia e migliaia di continuo sulle coste sicule, e che vengono spediti in luoghi senza domani, alcuni all’estero, forse, con un programma costruttivo che vada ‘bene’ o forse a mendicare o a essere sfruttati. Si potrebbe anche sperare, per il futuro di questi diseredati e sfortunati, che sia la nostra terra ad accoglierli, così come già li accoglie giornalmente da anni il Mar Mediterraneo, mentre lottano tra le onde del mare e che nel programma di accoglienza possano entrare tutti, nessuno escluso, a riempire le case vuote delle Città.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Progetti validi, consistenti, concreti, utili. </strong>Come lo furono quelli dopo il terremoto del 1908, con estrema lentezza, a volte, ma dove venne espressa anche la ferma volontà di realizzare la salvezza di tanti figli della dannosa e triste seconda guerra mondiale, che provocò molte vittime e molti orfani. Forse, così, si potrebbero nuovamente riempire gli istituti religiosi dove, dopo gli studi di base, potrebbero procedere con attività laboratoriali delle arti e dei mestieri, utili alla collettività e, anche se i religiosi oggi sono in pochi, c’è tanta gioventù laica che vorrebbe incrementare l’accoglienza vera, la formazione, la forza lavoro autentica, spalancare i balconi degli appartamenti chiusi per l’eternità, ridare vigore alla città di Messina. Iniziando proprio da Messina, la città che qualcuno ha definito ‘perduta’. Non credo sia perduta: Messina si è sempre rialzata. Forse sull’esempio di Messina e provincia con un vero progetto di accoglienza come quello che colmò i collegi vuoti, dei primi del ‘900 e nacque una generazione nuova, si potrebbe trovare una risposta all’abbandono in lacrime della terra baciata dal sole di chi è costretto ad andare via. Cosicché, piuttosto che mettere in atto progetti meramente inutili, attuare il vero percorso verso la vita, verso la rinascita di un popolo allegro, generoso, una Città devota alla sua Madonnina della Lettera, un popolo quello messinese che si è sempre rialzato ed è sempre rinato dopo tanto dolore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">di <strong>Anna Franchina</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" src="https://www.filodirettonews.it/wp-content/uploads/2024/01/NUOVO-BANNER-UNITELMA-23.jpg" alt="" class="wp-image-20422"/></figure>
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		<title>‘I genitori volanti’… la Sicilia sempre più terra di emigrazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Oct 2021 17:23:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Regionali]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’aeroporto di Catania pian piano già dal periodo estivo ha ripreso la sua attività quasi a pieno regime e, in questi giorni, apre nuovamente le sue porte, consentendo le attese e l’entrata dei visitatori nei suoi locali.</strong> Da martedì 26 ottobre, infatti, su ordinanza di ENAC e in accordo con tutti gli enti di Stato, gli accessi nell’aerostazione sono ripristinati alla situazione pre Covid. E questo è, sicuramente, un vantaggio per tutti i passeggeri, dal momento che la sicurezza sanitaria è sempre garantita da idonee misure per evitare problemi. Frequentando l’aeroporto di Catania anche in periodi meno trafficati, nella folla dei viaggiatori diretti nel Nord Europa Francia, Germania, Lussemburgo, Olanda e, talvolta, anche paesi scandinavi, abbiamo notato un gran numero di insoliti ‘turisti’, ultrasessantenni, anche donne sole, che consultano febbrilmente orari, tariffe aeree, cercando coincidenze, trascinando borsoni rigonfi, chiedendo con ansia informazioni sulle novità anti Covid. Non sono alla ricerca di tour in città d’arte europee, ma vanno a visitare i loro figli, da tempo ormai trasferiti oltre frontiera per motivi di studio o di lavoro. C’è la signora ultrasettantenne della provincia di Ragusa che parte per l’Olanda, “<em>Ho dovuto imparare a prenotare i voli low cost sulle piattaforme</em> <em>delle compagnie aeree e a fare il check-in. L’Olanda non è difficile da raggiungere via aereo dalla</em> <em>Sicilia, fortunatamente, ma bisogna valutare i momenti più opportuni, quando ci sono le offerte</em> <em>proposte dalle compagnie aeree, perché nel periodo Covid hanno annullato tanti voli</em>” – ci dice la signora. “<em>Il vero problema, in certi casi, è raggiungere l’aeroporto di Catania o di Comiso. Le strade in Sicilia non sono curate e le autostrade sono piene di buche</em>”. Raggiungere l’aeroporto di Catania, da Messina o da Ragusa, è, infatti, un vero trauma. Sui social, impazzano i gruppi di viaggiatori che avvisano gli iscritti sui pericoli e gli incidenti, sostituendosi all’informazione ufficiale. “<em>L’A18 viene</em> <em>chiamata ‘la trazzera’</em>”, ci dice un’altra coppia, proveniente da Giammoro, in attesa di prendere l’aereo della Luxair con direzione Lussemburgo. Il Gran Ducato e i Paesi Bassi sono spesso meta di ingegneri meccanici, informatici e matematici, medici, infermieri che, una volta giunti in quelle nazioni, riescono a trovare, una occupazione, se esperti e molto motivati, esulando dalle tradizionali lungaggini italiane. I nuovi migranti partono già con un contratto e un alloggio, specie se qualificati. Consultano le offerte di lavoro via internet, sostengono colloqui sulle piattaforme multimediali di ditte ed enti, pochi si muovono senza un’idea precisa, perché sanno che questo renderà loro la possibilità di sistemarsi molto più complicata. I gruppi sui social si moltiplicano per scambiare esperienze di vita e consigli.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La preparazione è fondamentale, la voglia di mettersi in gioco, la capacità di rialzarsi dopo una sconfitta: queste le qualità di questi giovani che, in questi ultimi anni, hanno lasciato la Sicilia.</strong> Il coraggio non manca nemmeno a queste mamme viaggiatrici. “<em>Per raggiungere gli aeroporti del</em> <em>Centro Europa in periodo invernale, con tariffe più convenienti sono costretta a fare scalo nell’isola di Malta, per poi raggiungere da lì la mia meta</em>” – ci dice un’altra signora, ultrasettantenne –<em>. Ho</em> <em>imparato a smanettare su internet. Consulto i siti come Omio, Volare gratis, talvolta commetto errori,</em> <em>ma la voglia di vedere i miei nipotini mi fa superare tutto. Ho affrontato la difficoltà dell’aeroporto</em> <em>di Francoforte che è enorme, con il cuore in gola, ma sono riuscita ad arrivare a destinazione</em>”. C’è chi è rimasto bloccato all’estero, durante la pandemia. È il caso di una signora che recatasi dalla figlia a Vienna, nel marzo del 2020, è rimasta ferma lì per tre settimane, senza riuscire a tornare a casa in Sicilia, anche perché terrorizzata da tutte le notizie dei telegiornali e, non ultimo, dalle tariffe aeree schizzate a prezzi esorbitanti. Alcuni raccontano di aver avuto voli annullati, in quei momenti terribili, con scarsi rimborsi. “<em>Per questo, mi sono iscritta a un gruppo di consumatori su Facebook</em> – ci dice un’altra viaggiatrice <em>–</em> <em>e attendo risposte</em>”. “<em>Guardo con tristezza la mia casa vuota, enorme, diventata ormai inutile e sono tentata di metterla in vendita per trasferirmi in Germania, vicino a mio figlio</em> – <em>ci dice un’altra madre in attesa del volo per Francoforte. Mi blocca la difficoltà di imparare una</em> <em>lingua così difficile come il tedesco, alla mia età non è facile cambiare le abitudini e lo stile di vita</em>”. Anche l’isola di Malta è piena di ragazzi siciliani che hanno trovato un’occupazione. Per le ‘mamme volanti’, il tragitto è più semplice: sono tanti i voli diretti che la collegano con la Sicilia. “<em>Ormai per</em> <em>me è diventata un’abitudine. Il volo dura circa 45 minuti e, così, posso abbracciare i miei nipotini. Il difficile è raggiungere via autostrada l’aeroporto, dato che gli orari dei treni previsti non sempre soddisfano le esigenze dei passeggeri, specie dei voli mattutini</em>”. Il fenomeno delle ‘madri e dei padri volanti’ aumenta di anno in anno, mentre la Sicilia si spopola di tanti ragazzi che, dopo essersi formati negli istituti italiani, sono costretti ad abbandonare la propria terra perché non viene riconosciuta loro la professionalità acquisita, nell’indifferenza generale che tende a livellare tutto, sottopagando l’impegno profuso dalle nuove generazioni per procurarsi competenze innovative che, invece, sarebbero così importanti per far ripartire la nostra economia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">di <strong>Pina Asta</strong></p>
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		<title>On. De Domenico: “Emergenza occupazionale e incremento del flusso di emigrazione”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Oct 2019 21:28:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Regionali]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[on. de domenico]]></category>
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					<description><![CDATA[“Le anticipazioni del rapporto Svimez 2019 sull’economia del mezzogiorno, confermati dalla ricerca UNICEF ‘il silenzio dei neet, giovani in bilico tra rinuncia e desiderio’, <a class="mh-excerpt-more" href="https://www.filodirettonews.it/notizie/regionali/2019/10/23/on-de-domenico-emergenza-occupazionale-e-incremento-del-flusso-di-emigrazione/" title="On. De Domenico: “Emergenza occupazionale e incremento del flusso di emigrazione”">...</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>“</strong><em><strong>Le anticipazioni del rapporto Svimez 2019 sull’economia del mezzogiorno, confermati dalla ricerca UNICEF ‘il silenzio dei neet, giovani in bilico tra rinuncia e desiderio’</strong>, ribadiscono come la dinamica</em> <em>occupazionale meridionale costituisca un vero e proprio allarme sociale oltre che economico</em> – afferma in un comunicato stampa l’on. Franco De Domenico del Partito Democratico – <em>del quale devono farsi carico tutte le forze politiche a prescindere dalla loro collocazione. I dati non</em> <em>ammettono tentennamenti! La Sicilia ha la più alta percentuale di Neet (Not in education, employment or training, ossia di giovani che non studiano, non lavorano, né cercano un lavoro</em> <em>attraverso la formazione) del Paese, inoltre, evidenziano una divaricazione tendenziale tra</em> <em>Mezzogiorno e Centro-Nord. Infatti, negli ultimi due trimestri del 2018 e nel primo del 2019, gli</em> <em>occupati al Sud si sono ridotti complessivamente di 107 mila unità (-1,7%), mentre nel Centro-Nord</em> <em>risultano incrementati di 48 mila unità (+0,3%).</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Sempre per Svimez la precarietà aumenta al Sud e si riduce nel Centro-Nord.</strong> I settori nei quali si registra il divario maggiore in termini di occupazione complessiva sono: i servizi (-13,5%), l’industria (-8,9%) e il comparto della sanità e dei servizi alle famiglie. Questa divaricazione si conferma, peraltro, nel settore agricolo siciliano con un crollo del 4,2%, che desta una forte preoccupazione considerato che nello stesso periodo il settore agricolo in Italia è cresciuto dello 0,6%, confermando il primo posto del paese in Europa. Le conseguenze immediate: dal Mezzogiorno negli ultimi 15 anni sono emigrati oltre 2 milioni di siciliani, di cui 132.187 nel solo 2017, un vero esodo biblico che comporta una prospettiva di impoverimento e invecchiamento generalizzato della regione e di rapido spopolamento, soprattutto dei più giovani e dei più istruiti.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Nell’ultimo anno, come evidenziato in diversi atti ispettivi presentati in cui ho sollecitato un intervento più deciso del Governo regionale</strong>, il numero delle vertenze occupazionali che hanno interessato il territorio regionale siciliano ha raggiunto livelli intollerabili, per cui ho presentato due interrogazioni all’assessore alla Famiglia , alle Politiche sociali e del Lavoro, Antonio Scavone e all’assessore all’Agricoltura, allo Sviluppo Rurale e alla Pesca Mediterranea, Edy Bandiera, sollecitando concreti provvedimenti al fine di fronteggiare l’aggravarsi dell’emergenza occupazionale nella regione e per sapere quale sia la strategia del Governo regionale in tema di politiche di sostegno all’occupazione e di contrasto della emigrazione giovanile</em>”.</p>
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