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	<title>vulcano &#8211; Filo Diretto News</title>
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	<title>vulcano &#8211; Filo Diretto News</title>
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		<title>Reazione a catena dei vulcani? E se si risvegliasse anche il Marsili?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 17:57:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[risveglio dei vulcani]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il risveglio di numerosi vulcani, dormienti da secoli, potrebbe indurre a pensare che possa esistere un collegamento tra le diverse attività, una sorta di reazione a catena di cui gli esperti, però, non danno certezza.</strong> Infatti, le eruzioni, di norma, sono indipendenti l’una dall’altra, ma lasciano sbalorditi le notizie dei recenti risvegli. A cominciare dal vulcano islandese, sotto il ghiacciaio Eyjafjallajokull che, dopo circa 200 anni di letargo, alcuni anni fa, ha ripreso la sua attività destando non poche preoccupazioni anche per le ripercussioni sull’ambiente della ormai nota nube che ha creato difficoltà anche al traffico aereo. Dopo quattro secoli di dormienza, abbiamo appreso che tempo fa anche il Sinabung, un vulcano a nord dell’isola di Sumatra, in Indonesia, alto 2.500 metri, è tornato in attività, seminando il panico fra la popolazione costretta a lasciare la propria abitazione per luoghi più sicuri. Migliaia di ettari di terreni adiacenti alla zona sono andati distrutti. La situazione che si è determinata è stata definita ‘pericolosa’ e da ‘allarme rosso’. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sul fondo del Mare del Labrador è stata scoperta un’attività vulcanica in una zona dove si riteneva che l’attività sismica, conseguente a quella tettonica, fosse esaurita da circa 45 milioni di anni. </strong>Ma quello che non rende sonni tranquilli è che anche il gigante sommerso nel Tirreno, al largo delle Isole Eolie, denominato Marsili, si rianimi ed esploda. I geologi lo temono, ma lo temono, soprattutto, le popolazioni che abitano le coste italiane. “<em>In qualunque istante, potrebbe accadere</em> <em>l’irreparabile</em>”, pare abbiano detto esperti dell’Istituto Nazionale di Geofisica, ma non si potrà sapere quando. Largo 30 chilometri, lungo 70 e alto 3.000 metri, il mostro sottomarino potrebbe causare – se iniziasse una forte attività sismica – maremoti e danni per moltissimi chilometri. La situazione, nel suo complesso, non è certo rassicurante. Non rimane che augurarsi che segni premonitori concedano di mettersi in salvo o che questi giganti della natura rimangano tranquilli ancora per secoli, con buona pace dei catastrofisti e di quanti ignorano di dormire su bracieri, costantemente, accesi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">di <strong>Domenica Timpano</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" src="https://www.filodirettonews.it/wp-content/uploads/2024/04/NUOVO-BANNER-UNITELMA-1.jpg" alt="" class="wp-image-20480"/></figure>
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		<title>Vulcano – In vista della esercitazione della Protezione Civile del prossimo 9 aprile mattinata di prove per la nave ‘Ulisse’ di Caronte &#038; Tourist</title>
		<link>https://www.filodirettonews.it/notizie/regionali/2022/03/28/vulcano-in-vista-della-esercitazione-della-protezione-civile-del-prossimo-9-aprile-mattinata-di-prove-per-la-nave-ulisse-di-caronte-tourist/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Mar 2022 17:58:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Regionali]]></category>
		<category><![CDATA[caronte & tourist]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nella prospettiva di una eventuale emergenza nell’Isola di Vulcano, </strong>con la conseguente necessità di una rapida evacuazione di uomini e mezzi, e in vista della esercitazione della Protezione Civile in programma il prossimo 9 aprile, Caronte &amp; Tourist Isole Minori ha organizzato una prova di ormeggio presso le banchine di Ponente (solitamente utilizzata anche dalle navi della Protezione Civile) e di Gelso. Per le prove di ormeggio è stata utilizzata la nave bidirezionale ‘Ulisse’, che, per tipologia, ingombri, capacità di manovra e pescaggio è stata individuata dai tecnici dell’Ufficio Operativo di Caronte &amp; Tourist Isole Minori quale mezzo ideale per questo eventuale impiego. Le prove di ormeggio, alle quali ha presenziato personale dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Lipari, si sono protratte per una intera mattinata, con risultati – fa sapere la Compagnia – “<em>assolutamente positivi e rassicuranti</em>”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.filodirettonews.it/wp-content/uploads/2022/03/1-96.jpg" alt="" class="wp-image-17369"/></figure>
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		<title>Vulcano – I Carabinieri restituiscono alcuni reperti archeologici alla collettività</title>
		<link>https://www.filodirettonews.it/notizie/polizia-e-forze-armate/2022/03/25/vulcano-i-carabinieri-restituiscono-alcuni-reperti-archeologici-alla-collettivita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Mar 2022 19:31:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Polizia e Forze Armate]]></category>
		<category><![CDATA[carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[reperti archeologici]]></category>
		<category><![CDATA[Stazione Carabinieri di Vulcano]]></category>
		<category><![CDATA[vulcano]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nei giorni scorsi, i militari della Stazione Carabinieri di Vulcano hanno consegnato al ‘Parco archeologico delle Isole Eolie e Museo Luigi Bernabò Brea’ dell’Assessorato ai Beni Culturali della Regione Siciliana, per la definitiva custodia, alcuni reperti archeologici di valore storico-culturale, confiscati nell’ambito di un procedimento penale.</strong> In particolare, sono stati versati uno <em>stamnos</em> a fasce di probabile età greca, un collo di anfora greco/romana, quattro frammenti di pareti, un’anfora a fondo piatto di età greco-romana, due colli di anfora greco/italica del III secolo a.C., un collo di anfora greco/romana, un collo di anfora romana, un’anfora romana. I reperti erano stati sequestrati nel 2015 a seguito di una mirata attività d’indagine svolta dalla Stazione Carabinieri di Vulcano, che aveva portato al deferimento in stato di libertà di una persona alla Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto, poiché ritenuta responsabile dei reati di ricettazione e impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato. Dichiarata la confisca, la Stazione Carabinieri ha richiesto all’autorità giudiziaria la specifica destinazione e oggi, con la consegna al museo di Lipari dei vasi, delle anfore e dei frammenti risalenti all’età greco-romana-italica del III sec. a. C., ormai confiscati, i reperti di valore storico-culturale sono stati restituiti alla collettività.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.filodirettonews.it/wp-content/uploads/2022/03/1-87.jpg" alt="" class="wp-image-17332"/></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>Isola di Vulcano: Livelli di gas alto, interdetta la zona del porto nelle ore notturne</title>
		<link>https://www.filodirettonews.it/notizie/regionali/2021/11/22/isola-di-vulcano-livelli-di-gas-alto-interdetta-la-zona-del-porto-nelle-ore-notturne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Nov 2021 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Regionali]]></category>
		<category><![CDATA[gas]]></category>
		<category><![CDATA[isole eolie]]></category>
		<category><![CDATA[vulcano]]></category>
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					<description><![CDATA[Ordinanza del sindaco: interdetta la zona del porto nelle ore notturne. Il Comune darà un contributo per ‘pagare gli alberghi’. Allarme gas dal sottosuolo, <a class="mh-excerpt-more" href="https://www.filodirettonews.it/notizie/regionali/2021/11/22/isola-di-vulcano-livelli-di-gas-alto-interdetta-la-zona-del-porto-nelle-ore-notturne/" title="Isola di Vulcano: Livelli di gas alto, interdetta la zona del porto nelle ore notturne">...</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ordinanza del sindaco: interdetta la zona del porto nelle ore notturne.</strong> Il Comune darà un contributo per ‘pagare gli alberghi’. Allarme gas dal sottosuolo, a Vulcano evacuate alcune case Canarie. Preoccupazione per la salute dei cittadini di Vulcano, alle Eolie: il sindaco di Lipari, Marco Giorgianni, ha emesso un’ordinanza che da lunedì vieta di uscire di casa dalle ore 23.00 alle 6.00 del mattino a causa del ‘livello di gas per l’attività vulcanica’. Il provvedimento riguarda l’area portuale della cittadina. Centocinquanta residenti devono lasciare la propria casa. L’annuncio, in una affollata riunione alla presenza di vulcanologi e protezione civile locale: coinvolte circa 150 persone residenti che dovranno trovare un altro alloggio per la notte. Il Comune darà un contributo per ‘pagare gli alberghi’. Limitazioni anche per il turismo: a partire da lunedì, per un mese, non potranno sbarcare turisti, l’ingresso sull’Isola sarà consentito solo ai pendolari. (Fonte: RaiNews)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Stromboli – Da emissioni CO2 possibile prevedere esplosioni</title>
		<link>https://www.filodirettonews.it/notizie/regionali/2021/10/06/stromboli-da-emissioni-co2-possibile-prevedere-esplosioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Oct 2021 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Regionali]]></category>
		<category><![CDATA[eruzioni]]></category>
		<category><![CDATA[strmboli]]></category>
		<category><![CDATA[vulcano]]></category>
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					<description><![CDATA[Un nuovo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Science Advances svela come le emissioni di CO2 dai pennacchi vulcanici siano utilizzabili quali precursori di violente <a class="mh-excerpt-more" href="https://www.filodirettonews.it/notizie/regionali/2021/10/06/stromboli-da-emissioni-co2-possibile-prevedere-esplosioni/" title="Stromboli – Da emissioni CO2 possibile prevedere esplosioni">...</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un nuovo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Science Advances svela come le emissioni di CO2 dai pennacchi vulcanici siano utilizzabili quali precursori di violente eruzioni esplosive.</strong> La ricerca è stata coordinata dal prof. Alessandro Aiuppa dell’Università di Palermo, in collaborazione con il Laboratorio di Geofisica Sperimentale dell’Università di Firenze, con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Sezioni di Napoli e Bologna), e con le Università di Pisa e Torino. Le eruzioni vulcaniche sono fenomeni improvvisi, la cui dinamica è così rapida da sfuggire, spesso, al controllo preventivo della maggior parte delle reti di monitoraggio. Queste eruzioni rappresentano un serio pericolo, soprattutto su vulcani densamente abitati nelle aree circostanti o su quelli che, da anni, costituiscono un richiamo turistico per migliaia di visitatori. In Italia, Stromboli ed Etna rappresentano emblematici esempi di vulcanismo attivo. Stromboli, in particolare, è un vulcano caratterizzato da frequenti (alcuni eventi ogni ora) e deboli, ma spettacolari esplosioni che ogni anno portano sull’isola turisti e appassionati che desiderano osservare da vicino un vulcano in eruzione. Le esplosioni violente che interrompono questa attività, definite eruzioni parossistiche, si verificano tipicamente senza preavviso, generando colonne eruttive di diversi chilometri di altezza, incendi e onde di tsunami, ricoprendo di cenere e lapilli i villaggi della costa, e rappresentando un serio pericolo per turisti e ricercatori. Pur essendo in continua attività, e, quindi, con una colonna di magma molto vicina alla superficie, è stato dimostrato come le esplosioni più violente di Stromboli siano, tuttavia, legate alla risalita improvvisa di magma da diversi chilometri di profondità. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È, quindi, molto difficile ‘leggere’ in anticipo i segnali della risalita di questo magma e gli unici messaggeri che legano l’ambiente profondo con le osservazioni che gli studiosi fanno in superficie sono i gas magmatici che riescono a sfuggire dal magma e a raggiungere in anticipo la superficie stessa.</strong> Avvalendosi dell’analisi della composizione e il flusso dei gas vulcanici – analizzati a Stromboli mediante una rete multi-parametrica finanziata dal Dipartimento della Protezione Civile Nazionale – questa nuova ricerca dimostra come i due ultimi parossismi verificatisi a Stromboli nel 2019 siano stati preceduti da incrementi rilevabili nel degassamento di anidride carbonica (CO2) dal pennacchio vulcanico, fino a settimane/mesi prima degli eventi esplosivi. I risultati dimostrano come il gas vulcanico, in particolare la CO2, giochi un ruolo chiave nelle dinamiche esplosive e che i periodi preparatori delle esplosioni siano caratterizzati da emissioni anomale di CO2, rilasciate dal magma ancora immagazzinato in profondità. “<em>L’analisi di una grande quantità di dati e di serie temporali particolarmente lunghe</em> – spiega il prof. Aiuppa – <em>ci ha permesso di identificare dei chiari aumenti dei flussi di gas e dei cambiamenti nei loro rapporti che si verificano fino a tre mesi prima degli eventi esplosivi. Tali cambiamenti sono, quindi, utilizzabili come possibili precursori e, ad oggi, vengono quotidianamente utilizzati per la valutazione dello stato di attività del vulcano e integrati con il sistema di sorveglianza LGS che, da anni, opera a Stromboli e fornisce valutazioni sulla pericolosità vulcanica per il Dipartimento della Protezione Civile</em>”. (ANSA)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Pubblicata la mappa del rischio dell’Etna</title>
		<link>https://www.filodirettonews.it/ambiente/2019/12/05/pubblicata-la-mappa-del-rischio-delletna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Dec 2019 20:15:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[colata di lava]]></category>
		<category><![CDATA[etna]]></category>
		<category><![CDATA[vulcano]]></category>
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					<description><![CDATA[Pubblicata la mappa del rischio dell’Etna: ottenuta simulando il percorso delle colate di lava, ha identificato il fianco sud-orientale del vulcano come l’area esposta <a class="mh-excerpt-more" href="https://www.filodirettonews.it/ambiente/2019/12/05/pubblicata-la-mappa-del-rischio-delletna/" title="Pubblicata la mappa del rischio dell’Etna">...</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pubblicata la mappa del rischio dell’Etna: ottenuta simulando il percorso delle colate di lava</strong>, ha identificato il fianco sud-orientale del vulcano come l’area esposta a più alto livello di rischio, nella quale la popolazione è triplicata negli ultimi 150 anni. Pubblicato sul Gsa Bullettin, la Rivista della Società Americana di Geologia, il risultato si deve al gruppo del TecnoLab dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) di Catania, coordinato dal fisico Ciro Del Negro. “<em>Il risultato è il più</em> <em>aggiornato possibile ed è coerente con le precedenti valutazioni</em>”, ha detto Del Negro all’ANSA. A seguito dell’aumento della densità della popolazione, che nell’ultimo secolo e mezzo ha raggiunto circa un milione di abitanti, e dell’espansione delle infrastrutture, le comunità che vivono alle pendici dell’Etna stanno diventando sempre più vulnerabili. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per questo, i ricercatori hanno voluto identificare le aree a più alto rischio.</strong> “<em>Bisogna premettere</em> – ha rilevato Del Negro – <em>che</em> <em>la pericolosità ci dice</em> <em>quali aree possono essere soggette alla minaccia del fenomeno vulcanico. Il rischio, invece, valuta sia la pericolosità, sia quante persone e beni possono essere esposte a quella minaccia</em>”. I ricercatori del TecnoLab (Laboratory of Technologies for Volcanology) le hanno valutate utilizzando un approccio che ha combinato diversi tipi di informazioni: la probabilità che si aprano nuove bocche eruttive, l’attività storica dell’Etna, e la sovrapposizione degli eventuali percorsi della lava simulati con il modello Magflow. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Questi dati sono stati incrociati con le informazioni su infrastrutture e centri abitati presenti alle pendici dell’Etna raccolti sui portali web istituzionali e dalle immagini satellitari. </strong>La mappa del rischio così ottenuta indica che la zona esposta al livello di pericolo maggiore è la disabitata Valle del Bove, mentre la zona più a rischio è la costa orientale, dove c’è una maggiore densità abitativa. Combinando la posizione dei principali centri abitati sull’Etna con quelli in cui il rischio è elevato, è stato identificato il fianco sud-orientale come il settore con il più alto livello complessivo di rischio dovuto alle eruzioni effusive, che producono colate di lava. “<em>Nella Valle del Bove</em> – ha spiegato Del Negro –<em>,</em> <em>la pericolosità è molto alta, ma poiché è disabitata e non ci sono infrastrutture, il rischio è</em> <em>basso. Nella zona meridionale, dove ci sono centri urbani e infrastrutture, anche se la pericolosità</em> <em>potrebbe essere bassa, perché le colate possono raggiungerla con difficoltà, il rischio è molto elevato</em> <em>in quanto è sufficiente una sola colata per fare danni</em>”. (Ansa)</p>
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