70 Anni dedicati agli emigranti maltesi e agli stranieri richiedenti asilo a Malta

Mercoledì 4 dicembre è stato importante per la presentazione del Libro ‘Philip Calleja-Għex għall-bniedem maqlugħ minn għeruqu’ (Philip Calleja – Visse per l’uomo staccato dalle sue radici). Il libro è stato pubblicato dalla Commissione Emigranti dell’Arcidiocesi di Malta e il Midsea Books. Nel libro, si parla dei 70 anni che mons. Calleja ha dedicato agli emigranti maltesi e le loro famiglie, agli stranieri che cercano asilo a Malta e anche a tutta l’intera Chiesa Maltese. La biografia di ben 500 pagine è stata l’opera di Charles Buttigieg che, per parecchi anni, lavorò congiuntamente con mons. Calleja. In questa biografia, Buttigieg vede mons. Calleja come sacerdote dell’emigrante maltese e samaritano del rifugiato a Malta. Il libro offre anche la storia della Commissione degli Emigranti che nacque l’1 marzo 1950, a Palazzo Carafa (La Valletta), per iniziativa dell’Azione Cattolica Maltese. Questo libro dà anche la storia di Dar l-Emigrant (La Casa dell’Emigrante) a La Valletta. Questo progetto è stato programmato e compiuto con l’assiduo impegno di mons. Calleja.

Il libro contiene cinque sezioni. La prima racconta l’infanzia di mons. Calleja e la sua vita a La Valletta. La seconda parla sul suo amore e la sua dedicazione per l’emigrante maltese e la sua famiglia. La terza ci informa del suo lavoro nella Chiesa. La quarta descrive il suo grande cuore samaritano verso il rifugiato e la quinta e ultima parte presenta l’opinione di mons. Calleja su persone particolari che il Signore gli fece incontrare durante gli anni di operatività impressionante nella vigna del Padre. Nel suo messaggio, durante la presentazione del libro, l’arcivescovo di Malta, mons. Charles J. Scicluna, ha descritto mons. Calleja come il sacerdote che lavorò amoris causa. Nelle sue parole rivolte a mons. Calleja, l’arcivescovo disse: “Quello che tu hai fatto è tutto una testimonianza concreta di chi ama e ama tanto”.

Nel 1949, mons. Calleja fu uno dei membri dell’Azione Cattolica Maltese che visitò le famiglie per raccogliere firme in modo che Papa Pio XII potesse dichiarare la Domma dell’Assunzione di Maria Assunta Anima e Corpo in Cielo. Nella strada Mercanti, a La Valletta, mons. Calleja incontrò una vedova che non sapeva scrivere. Questa mamma gli disse che era molto preoccupata perché suo figlio era andato in Australia e non dava più sue notizie. Gli chiese di scrivergli una lettera per suo nome. Mentre la ascoltava e scriveva, Philip si rese conto quanto fu grande e profondo il dolore e l’angoscia di questa mamma. Fu tanto commosso che pianse. Per Philip, questa fu un’esperienza che l’ha legato fortemente con la Commissione degli Emigranti tanto che l’ho condusse a dedicare la sua vita prima per l’emigrante maltese e la sua famiglia e, poi, per il rifugiato a Malta.

Descrivendolo come apostolo degli emigranti, l’arcivescovo ha detto a mons. Calleja: Oggi, il Signore ti ha chiamato per un’altra vocazione, don Philip, quella d’incontrare con la paura del popolo maltese e di lavorare a trasformarla in accoglienza. Anche in noi stessi, perché noi diciamo ‘no’, ma tu ci insegni e ci ha insegnato di dire ‘si’. Accogliere lo straniero perché Gesù ci domanderà: ero forestiero e mi avete accolto”. Nel suo discorso ai parroci di Roma nell’aula di Paolo VI, giovedì 6 marzo 2014, Papa Francesco disse: “Il prete è chiamato a imparare questo, ad avere un cuore che si commuove. La bellissima testimonianza della vita di mons. Philip Calleja è un esempio concreto di questo messaggio di speranza sacerdotale”.

di Fra Mario Attard

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