Quello che non ha detto Ursula Von der Leyen nel suo primo discorso come presidente della Commissione Europea

Mercoledì 16 settembre 2020, la presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, ha pronunciato il suo primo discorso sullo stato dell’unione al Parlamento dell’Unione Europea a Bruxelles. Tante luci si sono accese su questo primo discorso. È ovvio che ci si aspettava tanto. Il presidente della Commissione europea ha affermato che l’Europa deve proteggere vite e mezzi di sussistenza in una recrudescenza della pandemia del Coronavirus. Delineando le priorità della Commissione per il prossimo anno, ha anche affrontato i diritti umani, la migrazione, la Brexit e la tecnologia di domani. Il discorso è avvenuto in un momento in cui le sfide che l’Europa e l’Unione europea devono affrontare sono assai enormi. La pandemia del Coronavirus continua a causare il caos in tutto il Continente, minacciando una grave crisi sanitaria ed economica in inverno. Von der Leyen ha usato, ripetutamente, la parola ‘opportunità’ quando ha parlato della spinta ad affrontare alcuni dei problemi più difficili, come il clima. Il Green Deal europeo è una delle politiche di punta del nuovo presidente ed è stata annunciata, debitamente, un ulteriore riduzione delle emissioni. L’incendio nel campo profughi di Moria sull’Isola greca di Lesbo della scorsa settimana ha lasciato migliaia di migranti senza riparo e ha concentrato l’attenzione sulla responsabilità dell’Europa nei confronti della migrazione. Il presidente ha promesso un nuovo patto sulla migrazione, commentando che le immagini del campo erano una dolorosa promemoria della necessità che l’Europa si unisse, invitando gli Stati dell’UE ad accettare la loro parte di responsabilità.

Lontano e vicino, l’UE sta affrontando parecchie sfide da parte della politica estera: da una Cina e una Russia incoraggiate alle crisi nel Mediterraneo orientale e in Bielorussia. Von der Leyen ha sollecitato il voto a maggioranza sull’attuazione delle sanzioni sulla Brexit e ha affermato che il Regno Unito sta distruggendo la sua reputazione con il piano del Governo Johnson di abbandonare parte del trattato internazionale che ha sigillato i termini del divorzio dall’UE. La Gran Bretagna non infrange i trattati – ha detto – citando un discorso del 1975 dell’ex leader Margaret Thatcher. Nonostante tutti questi rilevanti temi contemporanei sull’UE e il suo contorno internazionale, ci dispiace notare che Von der Leyen ha perso la grossa ‘opportunità’ (usando la stessa parola che ella stessa ha usato) di impostare il suo discorso chiave come presidente della Commissione Europea proprio sulle fondamenta della stessa Unione Europea, cioè le sue radici cristiane! Una casa senza forti fondamenta è, tragicamente, destinata a crollare! Questo lo dice Gesù stesso nel vangelo di San Matteo quando ci dice: “Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande” (Mat 7,26-27). È proprio in questo contesto che vari papi hanno insistito, incessantemente, che il futuro dell’Unione Europea sta nel consolidare le sue radici cristiane! Nell’Angelus del 24 agosto 2003, san Giovanni Paolo II disse: “Da parte sua, la Chiesa Cattolica è convinta che il Vangelo di Cristo, che ha costituito elemento unificante dei popoli europei durante molti secoli, continui a rimanere, ancor oggi, una inesauribile fonte di spiritualità e di fraternità. Il prenderne atto torna a vantaggio di tutti e il riconoscere esplicitamente nel Trattato le radici cristiane dell’Europa diventa per il Continente la principale garanzia di futuro” (no.2).

A sua volta, nel suo discorso a s.e. il signor Yves Gazzo, capo della Delegazione Della Commissione delle Comunità Europee Presso la Santa Sede, del 19 ottobre 2009, papa emerito Benedetto XVI ricordò:Quando la Chiesa ricorda le radici cristiane dell’Europa, non è alla ricerca di uno statuto privilegiato per se stessa. Essa vuole fare opera di memoria storica ricordando in primo luogo una verità – sempre più passata sotto silenzio – ossia l’ispirazione, decisamente, cristiana dei Padri fondatori dell’Unione Europea. A livello più profondo, essa desidera mostrare anche che la base dei valori proviene, soprattutto, dall’eredità cristiana che continua, ancora oggi, ad alimentarla. Infine, occorre anche ricordare la bellissima preghiera che Papa Francesco fece nella nuova cattedrale ortodossa di Bucarest, venerdì 31 maggio 2019, che tocca anche sull’identità cristiana dell’Europa. Chiedendo il pane quotidiano, Ti domandiamo anche il pane della memoria, la grazia di rinsaldare le radici comuni della nostra identità cristiana, radici indispensabili in un tempo in cui l’umanità e le giovani generazioni, in particolare, rischiano di sentirsi sradicate in mezzo a tante situazioni incapaci di fondare l’esistenza. Il pane che chiediamo, con la sua lunga storia che va dalla semina alla spiga, dal raccolto alla tavola, ispiri in noi il desiderio di essere pazienti coltivatori di comunione, che non si stancano di far germogliare semi di unità, di far lievitare il bene, di operare sempre accanto al fratello: senza sospetti e senza distanze, senza forzature e senza omologazioni, nella convivialità delle diversità riconciliate. Sarebbe opportuno, saggio e urgente che la presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, comincia a cambiarsi rotta e, invece, inizia a parlare sulle radici cristiane dell’Europa che rappresenta come presidente. Senza i valori cristiani l’Europa, prima o poi, crollerà di sicuro!”.

di Fra Mario Attard

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