Messina – Studio d’arte Cocco Arte Contemporanea: “Brandelli di superstizione”

Sabato 28 settembre, alle ore 18.00, lo studio d’arte Cocco Arte Contemporanea (Via F. Todaro, 22, Messina) inaugurerà “Brandelli di superstizione”, mostra personale del fotografo Dodo Veneziano. La mostra è a cura di Laura Faranda. Catalogo in esposizione, stampato e edito da Di Nicolò Edizioni. Testi in catalogo di Laura Faranda, Marina Di Pasquale, Roberto Basile. Apertura: mercoledì, venerdì e sabato, dalle ore 17.30 alle 20.00 o su appuntamento al 329.7459374. “Brandelli di superstizione”, mostra personale di fotografia cianotipia di Dodo Veneziano, apre la stagione 2019-2020 dello studio d’arte Cocco Arte Contemporanea di Messina. Una selezione di opere di piccolo e medio formato (con qualche eccezione di grande formato), frutto del particolarissimo lavoro fotografico di Veneziano, dedito soprattutto alla tecnica della cianotipia. Una mostra dal titolo che riecheggia un filone già messo in atto da Domenico, “Brandelli di tempo”, che in questo caso, essendo una esposizione pensata e curata appositamente per la Sicilia (presso i locali di Cocco Arte Contemporanea), diviene “Brandelli di superstizione”, a indicare “lembi di un istante, di una sensazione, di un ricordo, strappati e reinventati” e, nel contempo, sottolineando un forte richiamo a una Sicilia “nuda e cruda”, “suggestiva e dolorosa”; oltre che un ampio riflesso della dimensione umana di ognuno di noi che osserviamo i lavori esposti.

Poeticità, spiccato occhio analitico, professionalità, gusto per la provocazione unito a una capacità di rielaborazione del gesto, “calandolo” in una contemplazione estetica che smussa, allontana una sensazione di disagio e di paura e, naturalmente, originalità imperano in questa mostra dove la riflessione sul dannunziano “Trionfo della morte” è evidente, ma rielaborato con una spiccata introspezione e sapiente tecnica, del tutto personali, da parte di Domenico Veneziano. Fotografie che sono tante storie per una storia. Un’esposizione che, dal “trionfo della morte”, diviene un visionario “trionfo della luce” a cui è molto raro che chi lo osserva può sottrarsi.

Biografia dell’artista

Dodo (Domenico) Veneziano è un fotografo siciliano (di Palermo) e internazionale. Protagonista di mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Docente e socio fondatore di “PalermoFoto”. I suoi lavori sono presenti in collezioni pubbliche e private. Nato nel 1970, a Palermo, Città dove vive e lavora. Già in giovane età, coltiva la passione perla fotografia. A dodici anni, inizia a utilizzare l’occhio fotografico come mezzo espressivo personale, cercando immediatamente, attraverso le prime semplici manipolazioni come i collage fotografici, di completare e di arricchire il suo universo fatto ancora di giochi e di scoperte. All’età di quattordici anni, dopo avere sperimentato e demolito tutti i formati amatoriali di pellicola allora esistenti, scopre la luce fioca e rossa di quella che si rivela la sua grande passione: la camera oscura. In tale “camera oscura”, che nel suo caso è consistita in uno sgabuzzino della sua famiglia, tra scatoloni grigi e il cambio stagione trascorre gran parte della sua adolescenza, sperimentando e manipolando, da autodidatta, tutto ciò che la fotografia argentica potesse offrire.

Cercava conforto nelle riviste di fotografia e nei pochi manuali tradotti in italiano che in quegli anni pubblicavano un gran numero di sperimentalisti che avevano dedicato la propria vita alla ricerca di un personale segno distintivo. All’età di diciassette anni, ha già migliorato di parecchio la sua abilità e le sue competenze empiriche da stampatore, tanto da potere divenire il docente di un paio di amici fotoamatori che da lì a poco sarebbero diventati stimati professionisti “e avrebbero stampato meglio di se stesso” (come afferma l’artista). Sempre a diciassette anni, inizia a stampare per qualche professionista e, al contempo, inizia la sua breve, ma intensa carriera di fotogiornalista presso il Giornale di Sicilia e presso L’Ora, ossia due quotidiani di punta della sua Città natale. Per tali quotidiani, in una decina di anni di onorata carriera, sviluppa, stampa e pubblica un discreto numero di fotografie, spesso corredate da brevi notizie di relativa importanza. Questa esperienza professionale, intensa e completa, gli permette di comprendere definitivamente quale fosse per lui il valore e il senso più profondo della fotografia.

Già avvicinatosi e appassionatosi alla disciplina fotografica che non strillasse quello che riteneva essere il suo messaggio, ma anzi che lo sussurrasse; forte di tanta esperienza sulla strada, raccontando la storia di tombini divelti e panchine abbandonate nel nulla di cumuli di spazzatura così alti da sembrare montagne, di quartieri “scippati” dall’esigenza della modernità alla loro precedente identità. E mentre diversi fotografi si specializzavano sui cadaveri della mafia, Domenico ricercava l’identità smarrita delle periferie attraverso “suoi” primi “paesaggi”.

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